Macina:

Macina: “Tanti ricordi con Mancini a Casteldebole. Nel calcio sono stato sfortunato”

Chi lo ha visto all’opera nelle giovanili del Bologna, sostiene tutt’ora che fosse più forte di un certo Roberto Mancini. E lo stesso ‘Mancio’ la pensa allo stesso modo, tanto che di recente ha dichiarato: «Era un fenomeno, aveva il potenziale di Messi». Marco Macina, sammarinese di nascita, in carriera ha indossato la maglia rossoblù e poi quelle di Arezzo, Parma, Milan, Reggiana e Ancona, prima del ritiro forzato a soli 25 anni per complicazioni dovute alla rottura di un legamento del ginocchio destro. Uno dei più grandi talenti incompiuti del nostro calcio, uscito troppo presto di scena ma mai dimenticato, soprattutto sotto le Due Torri, oggi è stato intervistato da Bfc Tv in qualità di doppio ex della sfida che si giocherà domenica sera a San Siro.

Classe 1964 – «Con Mancini eravamo gli unici del ’64, per cui abbiamo legato molto, eravamo amici e andavamo d’accordo anche perché eravamo i più giovani a Casteldebole. Siamo cresciuti a Bologna, poi Roberto è andato alla Sampdoria. Abbiamo fatto insieme anche le Nazionali, per entrambi è stato un percorso molto positivo. I ricordi di Casteldebole sono sicuramente piacevoli: sono arrivato molto presto in rossoblù, a 14 anni, poi ho fatto tutta la trafila fino ad arrivare alla Prima Squadra».

Troppa sfortuna – «Non è che sono arrivato troppo presto in Serie A, ci sono però situazioni favorevoli o meno. Non posso legare la mia carriera solo a momenti sfortunati, però nel mondo del calcio ne ho avuti davvero parecchi».

Cadè e le sue idee − «Cadè l’ho avuto anche ad Ancona, era una bravissima persona. L’unica cosa è che con lui gli attaccanti giocavano poco, prediligeva il modulo con una punta e un trequartista».

Liedholm e il Milan – «Nessuna sa questa cosa: io andai al Parma e a novembre mi prese il Milan, però non fu possibile completare il trasferimento perché appunto ero già passato dal Bologna al Parma. Lì avrei giocato tutte le partite perché il Milan non aveva più attaccanti. Andai l’anno dopo quando avevo 20 anni, però c’erano Hateley, Virdis e Paolo Rossi, con cui sono anche rimasto in amicizia. Liedholm era un uomo squisito, molto spiritoso, con lui in allenamento giocavo sempre titolare. Ero un suo pupillo, stravedeva per me».

Più veloce con il pallone tra i piedi che senza – «Lo sosteneva proprio Liedholm. Ma posso dire che il complimento più bello me l’ha fatto Marcello Lippi, dichiarando: «Io in trent’anni ho visti tantissimi campioni, però uno era fuori categoria». Ecco, quello ero io. Questo fa capire qual era il livello di considerazione di un allenatore e c.t. che ne ha visti passare tanti».

Milan-Bologna – «Come ricordi sono più vicino al Bologna, e ho molta stima di Donadoni anche se non abbiamo mai giocato insieme».