Nagy, più che un semplice talismano. Grazie a lui Diawara è solo un ricordo

Nagy, più che un semplice talismano. Grazie a lui Diawara è solo un ricordo

È fine agosto 2016.
Il finale della storia lo conoscono tutti già da diverse settimane, ma l’ufficialità fa cessare definitivamente le ultime speranze e fa sciogliere le dita incrociate di chi, sotto sotto, si augurava che qualcosa andasse storto e l’affare saltasse a due passi dal traguardo.
Amadou Diawara firma per il Napoli, Mamma Bologna perde il suo ‘cinno’ dopo averlo accudito per un anno, dopo averlo mostrato orgogliosamente sui campi di tutta Italia con lo sguardo di chi dice: «Avete visto mio figlio quanto è bravo?».
Quando sui social inizia a girare la foto di un Diawara sorridente con indosso una polo azzurra, c’è anche chi prova a minimizzare. In fondo Mamma Bologna a volte è eccessivamente chioccia, si affeziona con troppa facilità a tutti i suoi figli. Magari Amadou non era poi questo granché.
Ma non ci crede nessuno.
Chiunque abbia un minimo di conoscenza calcistica ha avuto bisogno di poco, pochissimo tempo per rendersi conto che Diawara ha un talento fuori dalla media. Ha solo diciannove anni e sa sempre cosa fare con il pallone, sembra non soffrire mai la pressione. Gioca semplice.
I suoi detrattori proveranno a insistere sul fatto che gioca ‘troppo’ semplice, ma non troveranno mai terreno fertile. Il guineano ha già tutte le carte in regola per far parte di una grande squadra, magari non ancora da titolare fisso ma certamente da riserva extra-lusso.
Amadou, che anche in campo ha sempre la percezione di ciò che gli succede attorno, capisce al volo che ancora una volta deve fare la scelta più semplice, almeno dal suo punto di vista. Sceglie Napoli, e lascia nel centrocampo del Bologna una casella vuota e tanti interrogativi.
Sì, certo, un mese prima i rossoblù avevano messo sotto contratto un classe 1995 ungherese di cui si parlava discretamente bene, ma chi lo conosceva davvero questo Adam Nagy, faccia pulita e modi gentili? Lo si era visto di sfuggita agli Europei, dove aveva fatto bene ma non abbastanza da convincere tutti i suoi nuovi tifosi che potesse essere proprio lui il nuovo Diawara.
È fine gennaio 2017.
Nelle quindici partite in cui Nagy è sceso in campo da titolare, il Bologna ha raccolto venticinque dei suoi ventisei punti attuali, un dato talmente ‘parlante’ che non ha bisogno di essere commentato.
Un mese fa Nagy è stato inserito dall’autorevole sito di statistiche whoscored.com nella lista dei centrocampisti più precisi nei passaggi di tutta la Serie A, e Adam, a differenza di Amadou, non gioca troppo semplice.
Spazia per tutto il centrocampo, imposta e recupera palloni senza essere mai cattivo: solo tre cartellini gialli in sedici incontri di campionato.
Come ha recentemente sottolineato Roberto Donadoni, gli manca ancora l’incisività sotto porta, quel guizzo negli ultimi metri che gli possa permettere, talvolta, anche di risolvere le partite.
Per il momento, la sua pagella è comunque ben oltre la sufficienza.
E Amadou che fine ha fatto? A Napoli non sta certo sfigurando, è spesso coperto da Jorginho ma un giocatore con le sue potenzialità riuscirà certamente a ritagliarsi sempre più spazio, soprattutto se la squadra di Maurizio Sarri dovesse proseguire il suo complicato percorso in Champions League.
Ma questo, in fondo, a Mamma Bologna non interessa più. C’è un nuovo ‘cinno’ da accudire, con la speranza che Adam non abbia tanta fretta di andarsene via di casa.

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