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Nasce la curva Arpad Weisz. Fenucci e Merola:

Nasce la curva Arpad Weisz. Fenucci e Merola: “Momento importante per la città, lo sport deve veicolare messaggi di tolleranza”

Arpad Weisz fu un allenatore ungherese di origine ebraica che allenò il Bologna nel triennio 1935-1938. Sotto la sua guida i rossoblù conquistarono due scudetti consecutivi, quelli del 1935/36 e del 1936/37, e sempre nel 1937 trionfarono al Torneo dell’Esposizione Universale di Parigi, spazzando via dal campo i maestri inglesi del Chelsea per 4-1.
A causa della promulgazione delle leggi razziali emanate nel 1938, Weisz dovette però abbandonare l’Italia. Riparò quindi nei Paesi Bassi, dove per un biennio continuò ad ottenere ottimi risultati, conducendo il piccolo Dordrecht alla salvezza durante il suo primo anno, e addirittura al quinto posto al termine della seconda stagione.
Tuttavia, nemmeno trasferendosi, Weisz riuscì a salvarsi la vita. In seguito all’occupazione nazista venne prima trasferito nel campo di Westerbork, per poi essere assegnato ad un campo di lavoro. Morì in una camera a gas di Auschwitz il 31 gennaio 1944, a soli 47 anni.
Settantadue anni dopo, il Bologna lo ha voluto omaggiare con una targa commemorativa e con l’intitolazione a suo nome della curva San Luca dello stadio Renato Dall’Ara. Alla cerimonia, svoltasi stamani alle 10, hanno presenziato il sindaco di Bologna Virginio Merola, l’assessore allo sport Matteo Lepore, il rabbino capo Alberto Sermoneta e il presidente della Comunità Ebraica di Bologna Daniele De Paz.
Il Bologna FC 1909 ha inviato una delegazione composta da Marco di Vaio e Claudio Fenucci, e proprio l’amministratore delegato è stato il primo ad intervenire nel ricordo dell’ex allenatore rossoblù: «Arpad Weisz è stato inconsapevolmente protagonista di una tragedia epocale, è doveroso ricordarlo ed è bene che lo sport si faccia portatore di messaggi positivi, contrastando ogni forma di discriminazione. Oggi il Bologna lo ricorda intitolandogli una curva, è un momento molto importante per la nostra società e per tutta la città». Fenucci ha inoltre sottolineato come «per il suo tempo si potrebbe paragonare Weisz a Mourinho o a Sacchi. È stato autore di una piccola Bibbia del calcio, in un momento storico in cui la bravura contava molto di più rispetto alle risorse che forniva il sistema».
Gli ha subito fatto eco De Paz, ricordando che «Weisz fu costretto prima a fuggire dall’Italia e poi a vivere in condizioni inimmaginabili. Non tornò più dal campo di concentramento nel quale venne rinchiuso. Oggi noi chiudiamo un percorso iniziato ottant’anni fa con l’emanazione delle leggi razziali, ma la memoria deve restare viva e dobbiamo tenere a mente l’importanza del ricordo. È perseverando con queste iniziative riusciremo a non dimenticare quanto è avvenuto».
Infine ha parlato Merola, ringraziando i promotori dell’iniziativa e Fenucci per l’ospitalità. Si è inoltre rivolto ai giovani, spronandoli a costruire un’Europa che bandisca la violenza, nonostante l’esempio negativo che saltuariamente viene proposto dagli adulti: «Lo dobbiamo a tutti quelli che si sono sacrificati – ha sottolineato il primo cittadino – e a tutte le persone che ci hanno donato la libertà. È importante assegnare un colore anche all’impegno sportivo, donare un valore che vada oltre al raggiungimento dell’obiettivo finale. A ottant’anni di distanza è ancora giusto chiedere scusa per l’indifferenza mostrata allora, ricordando che quanto accaduto è un monito. Ancora oggi, nel quotidiano, dobbiamo guardarci da chi insulta e da chi vuole cacciare dal Paese esseri umani come lo siamo noi. Avvisaglie del genere sono sempre state l’inizio di una brutta storia, ma stavolta voglio pensare che grazie alle nuove generazioni questo non succederà».