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Nel bene o nel male, il Genoa è un crocevia

Nel bene o nel male, il Genoa è un crocevia

Per uno strano scherzo del destino, negli ultimi anni il Genoa ha rappresentato un crocevia per il campionato del Bologna, a volte anche senza che le due squadre si affrontassero sullo stesso campo. Nel maggio del 2009, infatti, un Genoa trascinato da bomber Milito piegò a domicilio il Torino, diretta avversaria dei felsinei nella lotta salvezza. Quella sconfitta granata, unita alla vittoria del Bologna per 3-1 ai danni del Catania nel turno successivo, consentiranno agli uomini di Papadopulo di preservare la categoria, mentre per il Toro si apriranno le porte della serie cadetta.
Anche le più recenti sfide dirette e indirette contro il Grifone hanno segnato il cammino del Bologna per l’intero campionato. Quando sono arrivate le due sconfitte che vedremo fra poco, l’annata dei rossoblù si è poi rivelata piuttosto mediocre. La stagione 2015-2016 è invece terminata molto meglio di quanto ci si potesse attendere dopo le prime, disastrose giornate. Come andrà a finire stavolta, solo il tempo ce lo dirà. Del resto, se la regola venisse confermata, dopo il successo di ieri sera a Marassi potrebbe prospettarsi un cammino davvero interessante.

4 ottobre 2009, Bologna-Genoa 1-3 (Di Vaio – Kharja, Sculli, Zapater).

L’atmosfera è da brivido, migliaia di bandierine rossoblù sembrano muoversi all’unisono e sventolare in una sola direzione, sempre dritte fino ad una vittoria che metterebbe una prelibata ciliegina sulla bellissima torta preparata dalla Curva Andrea Costa per il centenario dei rossoblù. Ad affrontare un Bologna che scende in campo indossando splendida divisa celebrativa c’è un Genoa che Gasperini riuscirà a condurre fino al nono posto. Ma come andrà a finire l’anno nessuno lo sa ancora e soprattutto nessuno ci pensa, quello che conta è solo il qui ed ora, battere il Grifo e festeggiare insieme ai tifosi, prendendosi gli applausi anche per chi in campo c’è stato tanto tempo prima e ora non c’è più.
Come nei sogni più belli, però, il risveglio è traumatico. Il Genoa si infila da tutte le parti, i ragazzi di Papadopulo corrono a vuoto e il gol rossoblù è nell’aria. Il rossoblù sbagliato, purtroppo. Portanova stende Palladino in area, Kharja realizza il rigore: 0-1. Passano pochi minuti e una ciabattata del solito Palladino si trasforma in un assist perfetto per Sculli, che goleador non lo è mai stato ma da due passi non può sbagliare: 0-2.
Il Bologna non ha le forze per credere veramente alla rimonta, e le poche speranze residue si spengono su un clamoroso legno colpito da capitan Di Vaio, bravo a superare Amelia con un dolce pallonetto la cui morbida parabola, beffardamente, si stampa con un suono duro sul palo. La beffa si ingigantisce quando anche al Bologna viene assegnato un calcio di rigore, Di Vaio segna il gol dell’1-2 e il pubblico a quel punto non può fare altro che crederci: mancano pochi minuti al triplice fischio, ma questa è la giornata giusta per le imprese. Poi Tomovic prende nuovamente in infilata la retroguardia di casa, scarica in mezzo all’area il più comodo degli assist e Zapater mette l’ultima parola su una storia che un intero stadio avrebbe sperato terminasse con un fine molto più lieto.

12 dicembre 2015, Genoa-Bologna 0-1 (Rossettini).

Il Bologna neopromosso si presenta a Marassi con un allenatore diverso rispetto a quello con cui ha iniziato la stagione. Sei punti nelle prime dieci partite (frutto di due vittorie e ben otto sconfitte) rappresentano un bottino decisamente magro, e allora fuori Delio Rossi e dentro Roberto Donadoni. Il tecnico bergamasco esordisce con un convincente 3-0 casalingo sull’Atalanta e conquista sette punti nelle successive quattro partite, uscendo sconfitto solo contro il Torino. Un Bologna rivitalizzato, ma non ancora del tutto guarito, scende dunque in campo al Ferraris per testare la sua condizione di salute e cercare di allontanarsi al più presto nella zona oscura della classifica, in cui anche il Genoa si ritrova invischiato.
Molto sinteticamente si può dire che per tutta la partita il Bologna viene preso a pallonate, il Genoa spreca occasioni più facili da concretizzare che da fallire e i rossoblù ospiti hanno un angelo custode in porta, nato a Castellamare di Stabia e battezzato Antonio. Pandev, Tachtsidis, Burdisso e Perotti sbattono contro un Mirante stratosferico, e lo stesso Perotti, frustrato, durante un’azione d’attacco del Genoa sgomita contro Diawara e lo colpisce al volto: espulso.
Il Genoa rimane in dieci, il Bologna inizia a crederci e va vicino al vantaggio su una clamorosa incomprensione tra Burdisso e Perin, ma prima Destro e poi Mounier non riescono a punire la distrazione dei padroni di casa. Pareggio ormai scritto? Assolutamente no. Primo minuto di recupero, il Bologna conquista un calcio d’angolo e in area di rigore si presenta Rossettini, che nella partita precedente aveva già segnato al Napoli contribuendo alla vittoria dei felsinei e che già qualche minuto prima aveva impegnato Perin. Questa volta il suo colpo di testa è imparabile, lui sale in cielo per impattare una pallone da tre punti e il Bologna decolla verso una posizione di classifica più rassicurante.

2 ottobre 2016, Bologna-Genoa 0-1 (Simeone).

C’è ancora un compleanno da celebrare, e c’è sempre il Genoa a fare la parte dell’invitato dispettoso che vuole rubare la scena al festeggiato. E ci riesce. Nel prepartita regna l’ottimismo, perché il Bologna ha cominciato la stagione fortissimo con tre vittorie su tre partite casalinghe. La gente vuole la quarta, vuole vendicarsi di quella festa rovinata sette anni prima, e il piglio dei rossoblù a inizio partita è di quelli giusti. Krejci, Verdi e Destro non fanno dormire sonni tranquilli ad un Genoa che si affaccia raramente in area avversaria, gli animi liguri iniziano a scaldarsi e Simeone, fino a quel momento impalpabile, rifila un calcione a Verdi.
Capitan Gastaldello recrimina con l’arbitro Maresca, lamentando un eccessivo agonismo da parte degli ospiti, e viene ammonito per proteste. Stupito, si porta ripetutamente l’indice alla tempia ripetendo “questo è matto”, il direttore di gara non gradisce e gli indica la via degli spogliatoi. La partita si fa sempre più cattiva, il clima è rovente e non solo perché è una giornata insolitamente calda per essere ottobre. Il Bologna continua a creare ma non riesce a pungere, cosa che invece riesce al Genoa: a un quarto d’ora dalla fine l’ex di turno Laxalt entra in area dalla sinistra, scarica al centro per Simeone e il ‘Cholito’ realizza il secondo gol in due presenze nella Serie A italiana.
Non segna più nessuno, ma c’è tempo per altri due cartellini rossi, uno per parte. Il Genoa rimane orfano di Gentiletti e il Bologna di Dzemaili, apparso nervoso per tutta la durata della partita e – per usare un eufemismo – scontento della direzione del signor Maresca. La sfida termina con la prima sconfitta casalinga dell’anno per il Bologna e con in bocca il sapore di una torta di compleanno ancora una volta molto meno dolce di quanto sperato.

30 settembre 2017, Genoa-Bologna 0-1 (Palacio).

È solo la settima giornata di campionato, ma con appena due punti raccolti nelle prime sei il Genoa si ritrova in zona retrocessione. Alcuni episodi sfortunati l’hanno penalizzato negli incontri precedenti, ma è indubbio che la squadra di Juric sembri finita in un buco nero da cui è difficile uscire. Il Bologna che arriva a Marassi staziona al confine tra le zone alte della parte destra della classifica e quelle basse della sinistra, e vuole dare continuità ai quattro punti raccolti negli ultimi due match contro Sassuolo e Inter, che avrebbero potuto essere sei se a favore dei nerazzurri non fosse stato fischiato un rigore piuttosto dubbio.
La partita non verrà ricordata nei secoli per il livello di calcio espresso da ambo le parti, ma il Bologna è compatto e ad inizio ripresa un tiro di Verdi sporcato da un difensore costringe Perin ad un intervento scomposto quanto fondamentale. I padroni di casa non ci stanno e alzano i giri del motore, e se prima Ricci fa tutto da solo sparando alle stelle un pallone che gli viene servito sul dischetto del rigore, subito dopo serve un super Mirante per sventare una stoccata di Palladino a due passi dalla porta e, di lì a poco, una sventola mancina di Miguel Veloso destinata all’incrocio dei pali.
Ma il Bologna non è più la squadra dell’anno scorso, non si disunisce nonostante le difficoltà e soprattutto non si distrae. A seguito di un’altra occasione per i padroni di casa, Pulgar raccoglie il pallone fuori dalla sua area di rigore e fa partire un tracciante che Destro, nel cerchio di centrocampo, si lascia passare in mezzo alle gambe. Il velo dà la possibilità al grande ex Palacio di involarsi verso la porta, sbarazzarsi di Laxalt che fino all’ultimo prova a ringhiargli addosso e segnare l’1-0 con un colpo da biliardo. Nell’ultimo quarto d’ora c’è tempo anche per un palo di Galabinov, che conferma la sfortuna del Grifone di questa prima parte di stagione e la nuova attitudine alla sofferenza del Bologna: Undici punte dopo sette partite e classifica che si fa sempre più bella.

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Foto: bolognafc.it