Da Montreal: Saputo pensa di coinvolgere un partner negli Impact riducendo il suo impegno

Non sembra la squadra di un ricco imprenditore

Un progetto, in senso generale, consiste nell’organizzazione di azioni distribuite nel tempo per il perseguimento di uno scopo predefinito, attraverso varie fasi. Un progetto, secondo logica, consiste nel miglioramento, step by step, del prodotto che si va a presentare. Ad un primo anno in Serie A cominciato male ma concluso con una salvezza abbastanza serena, peraltro arricchita dalle prestigiose vittorie sul Napoli e sul Milan, dal pareggio trionfale contro il carro armato Juventus e dai due ottenuti contro la Roma, sempre secondo logica avrebbe dovuto far seguito una stagione con qualche soddisfazione in più. Lo affermiamo senza dimenticare che in più circostanze gli infortuni e i torti arbitrali hanno fortemente penalizzato i rossoblù, ma lo spettacolo offerto non vale comunque il prezzo del biglietto.
Sul campo, rigorosamente solo sul campo, non sembra la squadra di un ricco imprenditore, ma in termini di rendimento ricorda da vicino il Bologna di Conti, Menarini e Guaraldi. Troppe le figuracce rimediate nel corso di questi due anni: 8 sconfitte in 10 incontri nel 2015-2016, 6 gol subiti a Napoli, 5 a Torino sponda granata, 7 ancora dal Napoli al Dall’Ara e, arrivando ai giorni nostri, quattro batoste consecutive, una più dolorosa dell’altra. Oggi si può tranquillamente affermare che la squadra messa in pista sia peggiore rispetto quella della passata stagione, che difficilmente arriverà a quota 42 punti e che quasi sicuramente non proverà quelle piccole gioie vissute al cospetto delle big, come invece accadde nello scorso campionato.
Bisognerà essere bravi nel prossimo mercato estivo, perché non sarà investito denaro fresco ma soltanto quello incassato da eventuali cessioni illustri. I prezzi dei biglietti, però, resteranno quelli del Teatro alla Scala. In sintesi, occorrerà più tempo del previsto per rivedere un Bologna competitivo, non ne fanno mistero neanche a Casteldebole. L’entusiasmo della piazza sta svanendo e nascondersi dietro un dito è sciocco. Serve un ribaltone in società, servono volti nuovi capaci di aiutare davvero Joey Saputo là dove non si è riuscito, migliorando sensibilmente anche la rosa, non solo il fatturato e le infrastrutture: un centro tecnico di proprietà e uno stadio ristrutturato devono andare di pari passo con risultati importanti sul campo. Lo stesso campo che domenica dovrà obbligatoriamente raccontare di una vittoria a Marassi contro un Genoa allo sbaraglio, per evitare che Roberto Donadoni (pur con le sue chiare responsabilità) non diventi già a fine febbraio l’unico capro espiatorio per giustificare una stagione terribilmente mediocre sotto tutti gli aspetti.

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