Presentato il libro 'Bologna 1925 - Fu vera gloria'. Carlo F. Chiesa:

Presentato il libro ‘Bologna 1925 – Fu vera gloria’. Carlo F. Chiesa: “È stato mio compito restituire dignità a quella squadra”

Nel tardo pomeriggio di oggi, presso la Galleria Acquadreni della libreria Feltrinelli in Piazza di Porta Ravegnana, si è tenuta la presentazione del libro Bologna 1925 – Fu vera gloria, scritto dal giornalista Carlo F. Chiesa per la collana ufficiale del Bologna FC 1909 Inchiostro Rossoblù (Minerva). Per l’occasione sono intervenuti l’autore, il responsabile dell’area comunicazione del Bologna Carlo Caliceti e lo storico Riccardo Brizzi, che ha curato la postfazione. Ecco le loro principali dichiarazioni:

Carlo Caliceti «Personalmente ritengo questo libro necessario per tanti motivi, non solo perché parla del primo scudetto del Bologna. Ormai da diversi anni, dalla Fondazione Genoa ma non solo, queste finali della Lega Nord del massimo campionato 1924/25 vengono raccontate come una delle maggiori irregolarità della storia del calcio italiano. In estrema sintesi, la tesi del Genoa e di alcuni commentatori d’oltremanica è che il Bologna abbia sottratto ai liguri un successo meritato, grazie all’intervento delle squadre fasciste capeggiate da Leandro Arpinati. Col passare del tempo si è fatta largo questa storia, ma noi ci siamo posti una domanda: si tratta di fatti riscontrabili? Era appunto il 1925, e le pressioni storiche sulla stampa erano forti, ma giornali come L’Unità e L’Avanti continuavano a venire stampati. Abbiamo avuto la possibilità di consultarli, e non si trova alcuna traccia di queste vicende».

Carlo F. Chiesa «La vicenda relativa a questo scudetto è molto lunga, per realizzare il libro abbiamo lavorato su una documentazione storica straordinaria. Abbiamo consultato molti giornali dell’epoca, importanti non solo per le cronache ma anche per i documenti ufficiali che in alcuni casi contenevano, come gli atti della Federcalcio che veniva pubblicati dalla Gazzetta dello Sport come inserto a pagamento. Si deve poi partire da una premessa necessaria: già nel campionato precedente c’erano state anomalie, e se la Fondazione Genoa è meticolosa nel rivendicare lo scudetto del 1924/25, il Bologna potrebbe ad esempio rivendicare quello del 1923/24. Nella gara d’andata della finale della Lega Nord del 1924, infatti, ci fu un’invasione di campo da parte di un tesserato del Genoa, che colpì con un pugno un calciatore felsineo. Al termine della gara il Bologna sporse reclamo, che venne però respinto. La partita di ritorno, invece, venne sospesa a sei minuti dalla fine: immediatamente sembrava che la decisione fosse dovuta all’impraticabilità del campo dovuta alla forte pioggia, poi emerse che la dichiarazione redatta dall’arbitro riguardava gravi intemperanze del pubblico bolognese, che avevano compromesso il regolare svolgimento dell’incontro. Un giornale di Genoa dell’epoca racconta di un pubblico antisportivo che aveva tentato di superare le recinzioni e invadere il campo, e dipinge l’arbitro come «un naufrago nella tempesta». Alla luce di questa disparità di trattamento tra i due episodi avvenuti nel corso delle due finali, si può dire che il clima di vittimismo della Fondazione Genoa appare ingiustificato. Le rimostranze su quello scudetto, però, non si fermano a Genova. Qualche anno fa il Guardian ha addirittura definito lo scudetto del 1924/25 «la più grande porcata sportiva di sempre», un vero e proprio schiaffo al Bologna che l’ha vinto. Mi sono quindi assunto il compito di riconsegnare dignità a quella squadra, che il campionato l’ha disputato in maniera regolare e ha trionfato con pieno merito».

Riccardo Brizzi «La tesi che ancora oggi viene sostenuta è che Bologna fosse la città preferita dal regime, tanto che lo stadio cittadino che sarebbe stato inaugurato di lì a poco avrebbe assunto il nome di ‘Littoriale’. Al contrario, il Genoa aveva origini internazionali, caratteristica non gradita al regime autarchico di Benito Mussolini. Viene descritto un complotto politico il cui grande burattinaio sarebbe stato Leandro Arpinati, ma tesi come queste devono fondarsi su documenti, archivi o fonti a stampa, e a tal proposito non esiste nulla. Peraltro nella stagione 1924/25 Arpinati non aveva poteri in FIGC, alle elezioni era arrivato quinto e la sua figura era sistematicamente combattuta dal prefetto e da altre figure del Fascio. Arpinati verrà nominato podestà di Bologna solo un anno dopo quello scudetto conteso, e in seguito arriverà a ricoprire la carica di presidente della Federcalcio: non va però dimenticato che, nonostante godesse di quel potere, nel 1927 si rifiutò di assegnare al Bologna lo scudetto revocato al Torino per illecito sportivo, proprio perché non lo si potesse considerare schierato a favore del club rossoblù».

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