Ufficiale: Luca Rizzo dal Foggia al Carpi

Salvate il soldato Rizzo

Luca Rizzo era arrivato sotto le Due Torri il 30 giugno del 2015 in prestito con obbligo di riscatto dalla Sampdoria per circa 5 milioni, una cifra davvero importante per un ragazzo reduce da appena 15 presenze in Serie A ma considerato il miglior prospetto uscito dal settore giovanile blucerchiato negli ultimi anni. A conferma del suo grande talento e delle sue potenzialità, l’immediata reazione dei tifosi doriani dopo aver appreso la notizia della sua cessione, increduli e furibondi con il presidente Massimo Ferrero. L’allora responsabile dell’area tecnica Pantaleo Corvino andava fiero di questa operazione, vedendo in lui uno dei pilastri su cui costruire il Bologna del futuro, mentre la piazza iniziava giorno dopo giorno a conoscerlo e ad apprezzarlo, sia dentro che fuori dal campo.
Purtroppo però, a quasi due anni di distanza, ci ritroviamo a parlare di un autentico oggetto misterioso. Sia sul piano tattico, perché la collocazione ideale del numero 22 non è ancora chiara, sia soprattutto su quello fisico, sconcertati dinnanzi all’impressionante serie di infortuni rimediati da questo sventurato giocatore. Pronti via, a metà luglio nel ritiro di Castelrotto, problema al polpaccio e preparazione interrotta sul nascere. Il 15 agosto, in Coppa Italia, trauma contusivo alla caviglia destra e 3 settimane di stop, mentre il 12 dicembre è la volta di una lesione al bicipite femorale della coscia sinistra che lo tiene ai box per oltre un mese. Nel 2016 le cose non migliorano, anzi: il 18 aprile affaticamento ai flessori della coscia destra, il 24 aprile ricaduta e un altro mese di stop, il 6 settembre risentimento al polpaccio sinistro (fuori una settimana) e il 27 novembre lesione di primo grado al semitendinoso della coscia sinistra, con rientro dopo quaranta giorni. Quest’anno invece, per non farsi mancare nulla, lesione di primo grado al semimembranoso della coscia destra il 4 marzo (fuori tre settimane) e stiramento ai flessori sempre della coscia destra il 13 aprile.
Mentre si passa in rassegna un elenco del genere, tornano alla mente le dichiarazioni rilasciate a ZO dall’ex rossoblù Christian Amoroso, centrocampista di classe sopraffina che ha visto la sua carriera martoriata e frenata dagli infortuni: «Purtroppo ero fatto così, solo problemi muscolari, ho ancora tutti i crociati e tutti i menischi ma avevo i muscoli fragili. E continuo ad averli, continuo a farmi male anche quando gioco a calcetto. Sulle gambe e sulle cosce avrò venti cicatrici, evidentemente ero portato, se avessi avuto una struttura fisica diversa avrei fatto qualcosa di più». Rizzo (che può essere definito una mezzala di grande eleganza, buona visione di gioco e poca propensione al gol, anche se Donadoni lo ha spesso schierato nel tridente offensivo), in alcune movenze ricorda da vicino proprio Amoroso, ma ancora di più lo ricorda per quell’avvilente mix di sorte avversa e fragilità.
Arrivati a questo punto, dopo oltre 150 giorni in infermeria e una ventina di partite saltate fra campionato e Coppa Italia, non si sa più se chiedere un miracolo all’Isokinetic, uno sforzo al DNA o una tregua al destino. Di sicuro, e non potrebbe essere altrimenti, resta la speranza che questo ragazzo dai piedi buoni e dal sorriso gentile possa trovare presto un po’ di continuità. Per festeggiare nel migliore dei modi i suoi 25 anni e mostrare finalmente il suo reale valore non solo al pubblico del Dall’Ara, ma anche ad una società che nonostante tutto continua a credere in lui.

© Riproduzione Riservata