Rassegna stampa 14/02/2019

Sogni di 4-4-2

Se il Bologna si trova al 15° posto in Serie A, con il 17° attacco (23 gol segnati, media di 0,92) e la 13^ difesa (38 gol subiti, media di 1,51), al 13° posto nella classifica dei tiri totali (221, di cui 98 nello specchio) e dei cross (136), al 18° in quella degli assist (41), e con un solo marcatore fra i primi 30 del campionato (Dzemaili, 6 reti), le ragioni sono molteplici. Focalizzandoci soltanto sul campo, una di queste può essere individuata nello schema di gioco, un 4-3-3 lento e prevedibile, fragile dietro e sterile davanti. Non che il calcio possa essere racchiuso totalmente dentro numeri e tattiche, perché un conto sono le indicazioni scritte su una lavagnetta e un conto è l’interpretazione dei giocatori sul campo, ma il modulo rimane senza dubbio la base su cui ogni allenatore inizia a costruire l’identità della sua squadra.
La scorsa estate, fra Castelrotto e Kitzbuhel, Donadoni aveva lavorato anche sul 4-2-3-1, quasi subito accantonato e mai più riproposto in gare ufficiali. Ora, pur sapendo che in Italia siamo tutti allenatori e che parlare dall’esterno è molto più semplice, non dovendoci mettere la faccia ogni domenica in panchina, è quantomeno lecito chiedersi per quale motivo il tecnico rossoblù, lo stesso che lo scorso anno aveva stupito tutti e trascinato il Bologna fuori dai guai grazie ad una sorta di 3-5-2 mascherato (con Rossettini terzino, Brienza mezzala e Giaccherini a ridosso di Destro), si sia ora fossilizzato su convinzioni che fin qui hanno dato vita ad un campionato assolutamente mediocre.
La squadra, nonostante i propri limiti, diversi infortuni pesanti e innumerevoli torti arbitrali, a fine febbraio è praticamente già salva, non corre rischi e nel contempo non è in lotta per obiettivi prestigiosi, dunque ci sarebbe la possibilità di cambiare qualcosa. Per provare a svoltare nel presente, ma soprattutto per iniziare a fare determinate valutazioni sulla rosa in vista sia del mercato che della prossima stagione. E allora, considerando che al momento i rossoblù sono rivedibili in quasi tutti i settori, perché non riprendere in mano gli appunti sul 4-2-3-1 (che con Petkovic alle spalle di una prima punta e due esterni come Krejci e Verdi avrebbe le sembianze di un 4-4-2 molto offensivo, stile Torino di Ventura) e sperimentare un po’? Cos’ha ancora il Bologna da perdere oltre a tutto quello che ha perso nelle ultime settimane? La risposta è facile: niente. Anzi, con una difesa più alta, due mediani da combattimento, una maggiore vivacità sulla trequarti e un Destro meno solo in attacco, c’è solo da guadagnare.

© Riproduzione Riservata