Tanti gol da fuori e solo due rigori guadagnati: il Bologna non entra mai in area

Tanti gol da fuori e solo due rigori guadagnati: il Bologna non entra mai in area

Sul fatto che Gigio Donnarumma sia il futuro del calcio italiano ci sono pochi dubbi, ma ieri la porta del Milan avrebbe potuto essere difesa da chiunque o ancora peggio restare sguarnita e nessuno se ne sarebbe accorto.
Il Bologna ha perso 3-0 a San Siro senza tirare in porta nemmeno una volta contro una squadra in lotta per l’Europa, e fin qui ci potrebbe anche stare. Quello che non è andato giù ai tifosi, ma anche a giocatori di grande esperienza e temperamento come Gastaldello, è stato l’evidente crollo mentale della squadra una volta subito l’1-0. «Siamo andati in bambola – ha commentato a questo proposito il capitano – abbiamo creduto di aver già perso. È mancata la voglia di lottare fino alla fine».
Dopo il gol di Deulofeu la squadra si è disunita e non è più riuscita a farsi vedere nella metà campo avversaria, i quattro giocatori avanzati sono stati serviti poco e male e sono risultati pressoché inoffensivi. A fine match il tabellino del Bologna alla voce ‘tiri nello specchio’ è quindi rimasto inchiodato sullo zero, un dato allarmante che va a ridimensionare anche statistiche che fino a poco tempo fa sembravano positive.
Più volte i rossoblù sono stati elogiati per la loro capacità di trovare la via della rete attraverso tiri da fuori, è stata esaltata la facilità di calcio di elementi come Dzemaili, Verdi o Viviani, capaci eventualmente di pescare il jolly anche da calcio piazzato. Il punto è che le loro conclusioni sono state spesso l’unica arma di cui ci si potesse servire per trovare il gol, data la cronica incapacità degli uomini di Donadoni di entrare nell’area avversaria.
Alla fine del girone d’andata, il Bologna guardava dall’alto squadre prestigiose di tutta Europa come Real Madrid, Bayern Monaco, Liverpool e Monaco nella speciale classifica riguardante il rapporto percentuale tra i gol segnati grazie a conclusioni oltre i sedici metri e il bottino totale di reti messe a segno. Ad oggi quei numeri in apparenza così succulenti lasciano un po’ di amaro in bocca, perché raccontano di un Bologna poco incisivo negli ultimi metri del campo, e offrono lo spunto per un paio di riflessioni.
In più di un’occasione Donadoni ha ribadito che se una squadra manca di un elevato potenziale tecnico, deve sopperire con il giusto atteggiamento e una carica agonistica superiore. A questo si potrebbe aggiungere che i felsinei hanno disputato parecchie partite che avrebbero potuto virare a loro vantaggio grazie ad un unico guizzo, ad un solo episodio favorevole. Ma se non entri quasi mai nell’area avversaria è impossibile, ad esempio, conquistare un calcio di rigore che sblocchi la partita e le faccia prendere una piega diversa.
Non è un caso che nella graduatoria dei rigori guadagnati il Bologna sia fermo a quota due da febbraio (errore dal dischetto di Destro nel terribile 1-7 rimediato contro il Napoli) e guardi dall’alto non più delle grandi compagini, ma soltanto il già retrocesso Palermo. Una squadra non certo abituata a segnare a raffica come il Crotone è riuscita comunque a conquistare cinque penalty, il Pescara è arrivato addirittura a quota sette. A guidare la classifica troviamo la Roma di Spalletti, che in stagione si è presentata dal dischetto ben quattordici volte. E a proposito di Roma, una riflessione coinvolge anche l’ex Mattia Destro.
Le undici reti realizzate finora dall’attaccante ascolano sono arrivate tutte da dentro l’area: un paio di colpi di testa (bellissimo quello sotto l’Andrea Costa contro il Palermo, coraggioso quello sotto la San Luca contro il Pescara) e una serie di stoccate vincenti messi a segno a pochi metri dalla porta avversaria. Destro è sempre stato un finalizzatore, fin dai tempi di Siena e passando appunto dagli anni trascorsi, fino alle poche partite con la maglia del Milan: inutile dire come per un giocatore con le sue caratteristiche sia molto complicato trovare la via del gol in una squadra che crossa poco e male e a cui spesso manca l’ultimo passaggio.
Nessun alibi, solo un diverso punto di vista su un centravanti dal quale è lecito aspettarsi di più ma che va anche messo nelle condizioni di far bene. Sicuramente il Bologna di quest’anno non è stato all’altezza del compito, e i risultati si sono visti nei guantoni rimasti intonsi di Donnarumma e di troppi altri portieri prima di lui.

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