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Troppa fiducia alle persone sbagliate, un errore allontanare Corvino

Non sono passati neanche due anni dal giorno in cui la nuova società nordamericana si è insediata sotto le Due Torri. Durante la presentazione ufficiale presso la Terrazza Bernardini del Dall’Ara, l’allora presidente Tacopina rilasciò dichiarazioni importanti: «Il nostro sarà un impegno a lungo termine che potrà durare anche decenni. Bologna è la nostra passione ed è un onore occuparsi di questa storica e gloriosa società. Crediamo nel futuro e riporteremo la squadra alla gloria del passato».
Tre mesi dopo l’incoronazione a nuovo responsabile dell’area tecnica di Pantaleo Corvino, uomo con tanti successi sportivi alle spalle che per aiutare il club felsineo decise di ripartire dalla Serie B: «Venendo qui, poco fa, mi chiedevo perché fossi emozionato. Forse sono emozionato perché arrivo in una grande città, bella, con una storia calcistica straordinaria. Tutto questo ha creato in me emozioni che di solito vivo in campo».
Dicevamo, non sono passati nemmeno due anni e già un paio di tasselli di quel Bologna non ci sono più. Sembra ieri quando con grande emozione noi tifosi (e sottolineo il ‘noi’) stropicciavamo gli occhi increduli dinnanzi ad un cambiamento così prepotente. Da Guaraldi a Saputo non è mica roba da tutti i giorni, sarà forse un sogno?
Ma veniamo all’oggi. Pazienza se Tacopina non c’è più, aveva portato tanto entusiasmo ma più di questo l’avvocato americano non poteva permettersi. Molto grave invece dover rinunciare a Pantaleo Corvino, che a breve rassegnerà le sue dimissioni. Non abbiamo nessun timore nell’affermare che sarebbe stato molto meglio fare a meno di qualcun altro all’interno dell’organigramma, e poco importa se qualcuno si sentirà chiamato in causa e si offenderà, è il nostro pensiero e vogliamo esprimerlo in totale libertà. Perché uno come Corvino è pressoché insostituibile, perché non esiste nessuno in circolazione capace di scovare talenti con tanta facilità come l’uomo di Vernole. Persona peraltro molto affabile e sempre disponibile, che non ti fa mai mancare una bella parola, che ti contatta per farti gli auguri di Natale o Pasqua.
Ci è stato detto da qualche tifoso: «Eh, dite così perché vi passa le informazioni», e credeteci, c’è anche chi festeggerà dinnanzi all’addio del d.s. salentino, colui che di fatto tolse il posto all’amico di “tutti” Filippo Fusco. Possiamo giurarlo su quanto abbiamo di più caro al mondo: mai, mai e poi mai Pantaleo ci ha fornito la benché minima informazione in anteprima. Trattasi di persona troppo corretta, di un dirigente vecchio stampo ma capace di mantenere inalterate le sue qualità anche nel mercato dei giorni nostri. Del resto quando sai andare in bicicletta lo sai fare anche se stai fermo due anni. Qualcuno ci additerà come “vedove di Corvino”. Non ci interessa neanche questo, prima di parlare sarebbe sempre bene sapere come stanno realmente le cose.
Chi lo sostituirà? Non Marco Di Vaio, ancora troppo inesperto e comunque non interessato al momento a svolgere questo ruolo. Si sussurra Walter Sabatini, l’unico in grado di poter competere a livello di caratura, ma pur sempre un paio di gradini sotto Pantaleo. Tutto il resto (si spera) non dovrebbe nemmeno essere preso in considerazione. Un’idea, ma probabilmente resterà tale, è che Fenucci possa svolgere un ruolo alla Galliani nel Milan. In questo caso potrebbe quindi andare bene una figura di secondaria importanza, ma resterebbe un rischio che il Bologna attuale, desideroso di crescere per volontà del patron Saputo, non può permettersi.
Joey Saputo, appunto. Siamo ovviamente d’accordo sul fatto che sia l’unica figura realmente insostituibile del club, un uomo a cui dovremo dire grazie per il resto della nostra vita, ma non per questo dobbiamo accettare ogni sua scelta o decisione a capo chino, come se nulla fosse. No, non funziona così. È stato commesso un gravissimo errore mettendo Corvino nelle condizioni di andarsene, così come è stato un errore puntare su altre figure. Il progetto ha subito uno stop, e andrà ora ridisegnato con uomini diversi. Il progetto tornerà ad essere tale, ma dopo questa ‘deviazione’ servirà più tempo per rimettersi in carreggiata. Non tutti, per esempio, sono in grado di estrarre dal cilindro dei Diawara, tanto per citarne uno.
Nel frattempo c’è un campionato da finire e un Bologna in evidente flessione. Battere il Verona lunedì sera sarà determinante (peraltro assolutamente non facile) per rasserenare almeno per qualche giorno un ambiente che ora, dopo questo piccolo grande terremoto negli uffici di Casteldebole, troppo sereno non è.
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