Il trapianto di cellule staminali emopoietiche

Il trapianto di cellule staminali emopoietiche

La cellula staminale emopoietica può essere definita la progenitrice delle cellule e degli elementi corpuscolati che compongono il nostro sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). Il trapianto di cellule staminali emopoietiche è quindi la procedura che consente di infondere cellule con tali potenzialità ad un individuo (ricevente) che ne abbia la necessità. Poiché un tempo si riteneva che le cellule staminali emopoietiche risiedessero esclusivamente nel midollo osseo, il trapianto di cellule staminali emopoietiche veniva definito ‘trapianto di midollo osseo’. Studi successivi avrebbero invece evidenziato come tali cellule siano presenti anche nel sangue del cordone ombelicale e come possano ritrovarsi nel sangue di un individuo dopo stimolazione sottocutanea con una glicoproteina (G-CSF) sintetizzata in laboratorio ma presente, anche se in minor quantità, nel nostro organismo.

Un trapianto di cellule staminali emopoietiche, comunque ottenute, viene definito autologo quando donatore e ricevente sono lo stesso individuo, allogenico quando invece il donatore è un soggetto diverso dal ricevente. Un paziente affetto da una malattia del sistema emopoietico o del sistema linfatico può essere sottoposto ad un trapianto autologo o allogenico sulla base della specifica patologia di cui è affetto. In genere il trapianto autologo può essere definito come un pre-deposito di cellule staminali emopoietiche raccolte dal sangue del paziente dopo stimolazione con G-CSF, congelate e reinfuse allo scopo di ripristinare un midollo osseo che potrebbe essere stato danneggiato da chemioterapie aggressive. Il trapianto allogenico ha invece lo scopo di sostituire il midollo osseo malato di un individuo con cellule staminali emopoietiche di un donatore sano: consente inoltre di trasferire nel ricevente le cellule del sistema immunitario del donatore. Un trapianto allogenico può tuttavia essere eseguito solo se donatore e ricevente risultano compatibili rispetto al sistema HLA, un insieme di proteine principalmente presenti sulla superficie delle cellule che regolano il sistema immunitario. Ciascun paziente ha una probabilità di compatibilità HLA rispetto ad un fratello/sorella del 25%. Nel caso in cui un paziente non abbia fratelli/sorelle compatibili o sia figlio unico, il trapianto allogenico può essere eseguito da un donatore volontario HLA-compatibile. A tale proposito sono state create delle banche dati (registri donatori) in grado di raccogliere e contenere i dati HLA di tutti coloro che, in diverse parti del mondo, si sono candidati alla donazione anonima di cellule staminali emopoietiche (da midollo osseo o da sangue dopo stimolazione con G-CSF).

Sono state inoltre istituite delle banche del cordone ombelicale, deputate alla conservazione di cellule staminali emopoietiche, caratterizzate per HLA, ottenute da sangue di cordone ombelicale donato anonimamente dalle gestanti al momento del parto. Nel caso quindi un cui un paziente necessiti di un donatore per trapianto allogenico, potranno essere considerati, nell’ordine, i fratelli/sorelle se HLA-compatibili, eventuali donatori volontari HLA-compatibili, o cellule staminali da cordone HLA-compatibili conservate in banche dedicate. Ancora una volta la scelta del donatore più idoneo e il tipo di donazione (cellule staminali da midollo osseo, o da sangue dopo stimolazione o da cordone ombelicale) verrà eseguita dal medico trapiantologo sulla base delle caratteristiche del paziente (età, peso) e del tipo di patologia. Infine negli ultimi anni è stato messo a punto un tipo di trapianto allogenico, definito aploidentico, che prevede, in caso di assenza di fratelli/sorelle o di donatori da registro HLA-compatibili, o di impossibilità di utilizzare cellule staminali emopoietiche da cordone ombelicale, l’utilizzo di donatori familiari con compatibilità HLA del 50%. Il trapianto aploidentico rappresenta attualmente una valida opportunità per pazienti privi di donatori convenzionali.