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Alla ricerca del tempo perduto

Alla ricerca del tempo perduto

La ricerca del tempo perduto va intesa in due modi: come la consultazione di dati e numeri dei tempi che sono stati, e come la necessità di trovare l’attimo giusto per la giocata, la lettura che può e deve farti capire quando devi accelerare, quando puoi permetterti di lanciare dalla difesa un pallone per la torre d’attacco, e quando invece sarebbe meglio cercare un fraseggio. Ma andiamo per gradi.
Il tempo passato ci dice che anche l’anno scorso Inzaghi è partito col freno a mano tirato. Il suo Venezia, dopo due turni, aveva ottenuto due punti, frutto di un doppio 0-0. Il Bologna di oggi potrebbe essere l’esatta fotocopia, non fosse stato per il gol della domenica trovato dallo spallino Kurtic. L’ex squadra di Pippo, inoltre, impiegò ben sette giornate per registrare la prima partita da over (nel gergo delle scommesse, la gara in cui vengono segnate almeno tre reti in totale), e ne totalizzò solo due alla decima giornata. Sempre nelle prime sei, aveva messo a segno solo tre marcature e ne aveva subite due, ottenendo un bottino di sette punti, frutto di quattro pareggi, una vittoria e una sconfitta. Due importanti accelerate quel Venezia le aveva date a febbraio e soprattutto nel momento chiave della stagione, tra fine aprile e metà maggio, centrando cinque vittorie di fila (precedute da un pareggio, per sei risultati utili consecutivi) e conquistandosi così un posto nei playoff.
Con l’ovvio discrimine della differenza di categoria, e dunque della doppia fatica che una squadra deve profondere per recuperare una partenza ad handicap, questi dati testimoniano come il gioco di Inzaghi necessiti di un lungo lavoro per dare i suoi migliori frutti. Certamente dal passato si può anche imparare, il mister ha un anno di esperienza in più sulle spalle ed è suo dovere trovare nel minor tempo possibile le chiavi necessarie a non fare annaspare il Bologna più del dovuto.
Il tempo, sempre lui. Quello giusto per la giocata è il grande assente nell’attuale interpretazione della partita dei felsinei, che non danno l’impressione di aver ancora mandato a memoria i precetti del loro allenatore. Le tre vie per aggredire la porta avversaria sono ben impresse nella mente di tutti, ciò che manca ancora è la lettura del momento e della fase di gioco, dunque della situazione in cui è meglio pescare il centravanti di peso con il lancio lungo dalle retrovie, liberare Pulgar in mediana perché possa provare la verticalizzazione per le punte o le mezzali, oppure allargarsi sulle fasce e far piovere cross in area.
Le alternative ci sono, e stanno sia nelle idee che nei possibili interpreti (in particolare quelli più giovani) da mandare in campo per ottenere risposte diverse rispetto a quelle ottenute finora. Di tempo per trovare la quadratura a questo cerchio in costruzione ce n’è. Non tantissimo, ma ce n’è.

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Foto: Getty Images