Sempre e Comunque
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Andrà tutto bene

Andrà tutto bene

Cos’è che rispetto al passato è cambiato così tanto da esser convinto che ‘sto giro è tutto diverso, e che io non finirò in un altro massacro da uscir piegato? (883, ‘Andrà tutto bene’, 1997) – Il Bologna si è salvato. Non ancora sul campo, non matematicamente. Accadrà a breve, e tutta la città potrà liberare un grido di gioia che a metà stagione non avrebbe mai creduto di poter esplodere. Il Bologna si è salvato da se stesso, da un solco che aveva tracciato alla sua ultima promozione in Serie A e dal quale non era mai riuscito a deviare. Dove Delio Rossi, Roberto Donadoni (meno degli altri due) e Filippo Inzaghi avevano fallito, è riuscito splendidamente Mihajlovic, ma in un certo senso va dato atto agli allenatori precedenti che senza le loro debacle, probabilmente, il nuovo corso griffato da Sinisa e dai vari Sansone, Soriano e Lyanco non sarebbe nemmeno cominciato, o comunque non quest’anno.
Trovatosi con le spalle al muro dopo la disastrosa parentesi targata Super Pippo, il club felsineo ha avuto l’esigenza di ricostruirsi in corsa, e per rinascere ha scelto di abdicare a quella che fino a quel momento era stata la sua filosofia di crescita. Meno gradualità e più sostanza, negli investimenti e dunque nel valore dei giocatori acquistati durante il mercato di gennaio, al fine di poter beneficare di risultati immediati e non più rimandabili.
Ciliegina su questa torta già per sé prelibata, soprattutto perché pregustata per quattro lunghi anni, è stata la scelta del nuovo mister. Mihajlovic ha impiegato pochissimi giorni (non partite, giorni) per scrollarsi di dosso la nomea della guida tecnica prevalentemente muscolare, tutta urlacci e affissioni di giocatori al muro, e mostrare al mondo bolognese il grado di maturazione professionale che è stato capace di raggiungere, a dieci anni di distanza dalla sua prima panchina al Dall’Ara.
Per arrivare a questa fantastica primavera del 2019, durante la quale i rossoblù hanno raccolto l’impressionante bottino di 16 punti in 8 partite (complessivamente sono 26 in 15 match dal 3 febbraio ad oggi), il Bologna è dovuto sopravvivere ad un lungo, lunghissimo inverno, intervallato soltanto da pochi ed intensi momenti di sole portati dal primo Donadoni. Ora che è sbocciato definitivamente, sarebbe veramente difficile accettare una retromarcia, e perché questo rischio venga scongiurato bisogna continuare a seguire il nuovo solco, quello che si è iniziato a tracciare da pochi mesi. Primo passo? La conferma di Sinisa. Allora, e solo allora, si potrà pensare al mercato. Con la speranza che ci sarà finalmente da divertirsi.

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