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Da che dipende?

Da che dipende?

Dipende, da che dipende? Da che punto guardi il mondo, tutto dipende (Jarabe de Palo, ‘Dipende’, 2000) – C’è una famosissima vignetta che fotografa meglio di qualsiasi altra immagine il momento che sta attraversando il Bologna. Due uomini al capo opposto dello stesso numero, entrambi convinti di guardarlo dalla giusta postazione: il primo sostiene che sia un 6, il secondo che si tratti di un 9. La conclusione abbastanza ovvia è che a modo loro hanno ragione entrambi, o per essere ancora più precisi che la risposta corretta dipende dal punto di vista. E sotto le Due Torri, chi ha ragione? Chi guardando le partite contro Torino, Sassuolo e Atalanta ha visto un miglioramento della squadra dal punto di vista del carattere e della compattezza, o chi fa un bilancio più ampio della stagione rossoblù fino ad oggi ed evidenzia che nell’avere 9 punti dopo 11 giornate ci sia ben poca virtù? Prendendo come campione la sola sfida con i bergamaschi, qual è l’analisi più fedele alla realtà? Quella di Inzaghi, che ha parlato di «miglior partita dell’anno», o quella di chi ha visto un Bologna parcheggiato davanti alla sua area di rigore, nel tentativo di arginare le offensive avversarie?
Entrambe le fazioni sostengono una parte di verità anche se, nel caso del mister, la locuzione più appropriata avrebbe dovuto essere «il primo tempo più ordinato e ben giocato dell’anno». Nei primi quarantacinque minuti il Bologna è stato quasi perfetto, pungendo dopo due minuti grazie a Mbaye per poi non concedere mai un’occasione veramente pericolosa ai nerazzurri. Sono stati proprio i padroni di casa, anzi, a sfiorare con Palacio e Pulgar un secondo gol che avrebbe regalato ai felsinei ben altri titoli.
Allo stesso tempo i numeri restano un dato incontrovertibile, e non si possono ignorare la pericolante posizione in classifica né quanto inizi a spaventare il ripetersi di certe situazioni. Appellarsi alla sfortuna, quando l’avversaria centra il gol della domenica o segna in modo rocambolesco, non basta più, perché si tratta di un qualcosa di troppo frequente per continuare a definirla casualità. Impensieriscono anche la tremenda facilità con cui Dzemaili e compagni si spengono e perdono di lucidità non appena le cose si mettono male, o la costanza di Inzaghi nell’esagerare con gli accorgimenti tattici: quando si è in vantaggio è rischiosissimo murarsi in difesa, quando si è sotto nel punteggio è un azzardo schierare quattro punte che la squadra non riesce a sostenere.
Se a questo aggiungiamo che in 11 partite i rossoblù hanno tenuto la porta inviolata solo 2 volte, la prima delle quali contro il Frosinone, una delle formazioni meno prolifiche di tutta Europa; che a questo punto della stagione, le uniche compagini a inseguire in classifica sono due neopromosse e una penalizzata; che la proiezione su 38 giornate porta il Bologna a 31 punti e l’anno scorso il Crotone retrocesse raccogliendone 35, ecco che il cielo si fa un pochino più scuro, soprattutto per Inzaghi. I numeri restano freddi nemici contro i quali gli allenatori non possono nulla, e dei quali sono i primi a dover rispondere quando qualcuno, guardando dall’alto, deve decidere da quale inclinazione osservare lo scenario.

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