Dentro al replay

Dentro al replay

Ieri sera al Bentegodi di Verona si stava manifestando un incubo, ancora più spaventoso perché ricorrente. Il Bologna sembrava aver fallito l’ennesimo esame, Donadoni era già stato messo alla gogna prima che le squadre rientrassero in campo per il secondo tempo e la statistica relativa all’ultima volta che i rossoblù avevano perso cinque partite di fila, coperta da una polvere di ventisette anni, era ormai prossima ad essere aggiornata. Sono però bastati due minuti giocati come si deve e altrettanti tiri in porta per bloccare la giostra e iniziare a farla girare in senso inverso, trasformando una squadra da confusa e indolente a cinica e capace di soffrire.
L’impressione è di trovarsi, in un caso o nell’altro, dentro ad un loop infinito con due varianti, la cui direzione viene stabilita solo a risultato acquisito. Si perde? Bisogna ripartire da zero e abortire i sogni di gloria. Si vince? È tratto distintivo della grandi squadre soffrire ma portare a casa il risultato, iniziamo a parlare di Europa. Calma. È sempre la stessa situazione, da tre anni ormai. Bisognerebbe aver imparato a mantenere un maggior equilibrio in entrambe le situazioni. Alcune fasi del campionato del Bologna assomigliano da tempo al film visto l’anno prima e a quello prima ancora, si mantengano i nervi saldi e non si esageri né in un senso né nell’altro. ‘Cambia la tua vita con un click’, recitava un famoso film con Adam Sandler. La scelta, telecomando in mano, è semplice: freccia a destra e si avanza, freccia a sinistra e si ristagna nel solito, noiosissimo delay.

Dentro al replay (Samuele Bersani, ‘Replay’, 2000) – Fino al 74’: «Come può essere che siamo già in svantaggio contro una squadra che sulla carta ha meno qualità di noi? Perché i nostri terzini concedono sempre gli stessi gol, partita dopo partita? E comunque non si sostituisce un giocatore a metà primo tempo, così lo si affossa. E a Mirante cosa sta succedendo, che non lo riconosco più? Non ci sono parole né per lui né per Donsah, che non solo ha risposto ‘alleluia’ all’ipotesi di andarsene da Bologna, ma sta anche giocando malissimo. Aggiungiamoci che Verdi non ha più lo stimolo di giocarsi il Mondiale e difatti stasera non ha creato niente, e che Destro è sempre il solito, avrà anche segnato ma si è mangiato un altro gol da mani nei capelli. Sì però questo non significa che debba entrare Okwonkwo, adesso chi segna? E anche quest’anno il Chievo lo raggiungiamo l’anno prossimo». Dal 76’ in poi: «Però quell’Okwonkwo, mica male, un tiro e un gol come a Reggio Emilia, così si fa! E dire che bastava che Verdi azzeccasse un cross, non ci vuole poi tanto. Il calcio è semplice, basta fare bene le cose facili, da quando è entrato Mbaye su quella fascia abbiamo smesso di soffrire. Però non basta recuperare palla e ripartire, quando si arriva davanti alla porta bisogna cercare lo specchio, anche un tiro da fuori ogni tanto non farebbe male. Visto? Donsah il tiro l’ha sempre avuto. Bravo Donadoni a tenerlo in campo, un po’ fortunato ma intelligente in tutte le scelte, giù il cappello. Per fortuna che ha rifiutato la Nazionale ed è rimasto qui».

Nessuno ancora sa dire come sarà nella realtà il ragazzo del Duemila, questo perché nessuno lo sa (Lucio Dalla, ‘Il motore del Duemila’, 1992) – In un’analisi essenzialmente monotematica, era necessario concedere un piccolo spazio ad un giocatore altrettanto piccolo, ma solo anagraficamente. Un gol sabato al Sassuolo con la sua Primavera, uno ieri sera contro il Verona. Corsa, tecnica, l’impressione di essere davanti ad una grande quantità di materiale grezzo potenzialmente molto, molto interessante. Come sarà, fra qualche anno, questo ragazzino nigeriano nato a ridosso del nuovo millennio? Nessuno lo sa. Non gli si mettano addosso né troppa fretta né troppa pressione, e lo si scoprirà.

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