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Devi stare molto calmo

Devi stare molto calmo

Devi stare molto calmo, devi stare molto calmo, devi stare molto calmo (Neffa, ‘Molto calmo’, 2013) – Sarà il caso di ripetersi questo mantra come fosse una poesia da mandare a memoria e da saper ripetere alla perfezione ogni volta che ce ne sarà bisogno, per combattere la prevedibile ondata di disfattismo che di certo non fa bene a nessuno. All’esordio i rossoblù hanno perso un derby in casa, e per di più contro una squadra che almeno sulla carta dovrebbe arrivare dietro in classifica. È innegabile che le ragioni per riaccendere l’insoddisfazione, arrivata al suo culmine solo quattro mesi fa, siano molteplici, ma di attenuanti a questo gruppo bisognerebbe concederne almeno una, sostanziale prima di condannarla alla Serie B a metà agosto. L’amalgama, signori.
Il Bologna di domenica sera, rispetto a maggio, aveva un tecnico, uno schema e cinque interpreti diversi. Di contro, tre nuovi innesti comunque interessanti all’interno di un undici iniziale che conosce a memoria i dettami del proprio allenatore, lo stesso da ormai quattro anni, e che non a caso è parso più oliato rispetto al prototipo felsineo. I borbottii di fine gara che hanno dipinto una squadra tecnicamente impoverita, confusionaria, imprecisa e a salve, mal si amalgamano (guarda caso) con gli scoppiettii di gioia post Padova: il suono è simile, la sostanza ben diversa. E lo stesso andrebbe detto delle rituali dichiarazioni rilasciate dai calciatori in mixed zone, perché il tono dimesso lo conosciamo bene ma i contenuti erano assai differenti. Già alla prima partita, sia Mattiello che Dzemaili hanno parlato di rabbia e desiderio di rivalsa, parole molto lontane dalle canoniche riflessioni sull’importanza di arrivare il prima possibile ai 40 punti o al gettonatissimo «di negativo c’è solo il risultato».
No, di negativo c’è stata una prestazione di scarso livello condita da un solo tiro pericoloso verso la porta avversaria, tutto lo spogliatoio ne è consapevole e nessuno si nasconde più dietro a un dito. In conferenza stampa Inzaghi ha predicato calma a piene parole, nonostante la poca voce a disposizione, citando ad esempio l’irruenza di Nagy e l’eccessiva pressione con cui gioca Gonzalez. L’invito, però, andrebbe allargato a tutta la piazza. In primavera veniva universalmente invocata una rivoluzione che effettivamente è avvenuta, ora però vanno messi in conto i tempi necessari per un riassestamento, e questo Bologna va lasciato lavorare. Con calma.

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Foto: Getty Images