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Dieci

Dieci

Dieci, nove, otto… Il conto alla rovescia per le ultime dieci partite di campionato è scattato ieri sera, e il buon punto strappato dal Bologna sul campo della Lazio fa guardare con curiosità ai prossimi nove appuntamenti. Si passerà anche attraverso sfide sulla carte proibitive contro Roma, Milan e Juventus, squadre al cui talento e bisogno di punti sarà necessario opporre una mente libera e tanta voglia di stupire. Un passo alla volta, però. Ora, testa solo allo step numero nove: i giallorossi di Eusebio di Francesco, che in trasferta hanno perso una sola gara su quindici. Animo! Il countdown andrà affrontato con la speranza di trovare, dopo lo zero, qualcosa di meglio rispetto a quanto ci si è lasciati alle spalle.

Spingi questo tempo finché puoi lottare, e corri finché hai sete e fede per andare (Claudio Baglioni, ‘Dieci dita’, 2013) – Questa storia del dieci sta diventando ripetitiva. Le ricorrenze fanno piacere quando c’è qualcosa da festeggiare, in caso contrario rischiano di essere un’ossessione. Il decimo posto è un’ambizione realistica o nient’altro che un’illusione? Il Bologna può permettersi di relegare in panchina il suo numero dieci, quel Mattia Destro che porta in cascina più punti di qualsiasi altro giocatore, e che se dovesse superare quota dieci gol da qui a fine campionato costringerebbe il club a versare altri cinque milioni nelle casse della Roma? Una bella somma, la stessa che Saputo l’anno scorso ha deciso di continuare ad investire su Roberto Donadoni e il suo staff: cinque milioni all’anno per un biennio. Il numero che si accompagna alla lode, in casa rossoblù, non sta regalando né brindisi né sorrisi, ma solo una mole di interrogativi che probabilmente verranno sbrogliati solamente a stagione conclusa. E se si è in cerca di certezze e punti fermi sui quali impostare una bozza di futuro, si parta proprio da questo, dalle nove giornate di campionato che separano i felsinei dal capolinea.
Il conto alla rovescia è cominciato ieri sera con un prezioso pareggio ottenuto contro la Lazio, al termine di una partita che ha ricordato quella di Napoli. Pronti via e il Bologna era già in vantaggio, i padroni di casa parevano disorientati e, anche se mancava un’eternità al fischio finale, salvare la pelle non sembrava più un’impresa impossibile. Contro il partenopei l’impresa non riuscì a Mirante e compagni, certamente penalizzati dagli episodi e dalle scelte arbitrali. All’Olimpico, invece, i rossoblù hanno imbrigliato una Lazio incerottata ma pur sempre temibile, e con un po’ più di cinismo e freddezza avrebbero potuto addirittura tornare a vincere contro una big, evento che non si verifica 6 gennaio 2016, quando Giaccherini castigò il Milan a San Siro. Era il primo Bologna di Donadoni, quello passato dall’aver raccolto sei punti nei primi dieci match, sotto la guida di Delio Rossi, al togliersi lo sfizio di battere i rossoneri a domicilio e il Napoli di Higuain al Dall’Ara, nonché di pareggiare contro Lazio, Roma e una Juventus che veniva da quindici successi consecutivi.
Nessuno avrebbe potuto prevedere quanto sarebbe accaduto nelle stagioni successive, ovvero l’impossibilità dei felsinei di fare punti contro avversarie più quotate, la messa in discussione di un Destro che tutto sommato si impegna e fa gol, e una progressiva disaffezione dell’ambiente nei confronti di un tecnico che era stato osannato come un salvatore. E ora queste dieci partite, ormai nove, che ci separano da un’estate mondiale orfana dell’Italia, hanno proprio il sapore del conto alla rovescia, di un percorso che sta per terminare senza brindisi né fuochi d’artificio. Troveranno risposta tutti gli interrogativi ancora in sospeso che ruotano attorno al numero dieci? Molto dipenderà proprio da quanto accadrà da qui a fine maggio. Non resta che aspettare, e contare: dieci, nove, otto…

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