Emisfero Destro

Emisfero Destro

Il cambio di modulo che fornisce molte risposte positive, la seconda vittoria di fila, la porta inviolata, il match da protagonista del proprio uomo simbolo. Quello di ieri è stato un sabato (quasi) perfetto.

La gente si muove e nasce un’idea, che cosa c’è di più? Date a Cesare quello che è di Cesare (Dolcenera, ‘Date a Cesare’, 2009) – Non è il caso di ritrattare in un amen quanto detto su Donadoni nelle ultime settimane. Le due vittorie consecutive del Bologna sono arrivate contro Sassuolo e Genoa, squadre di pari livello se non inferiori alla compagine rossoblù, e non è un mistero che contro queste avversarie il mister abbia sempre messo in condizione la squadra di raccogliere punti importanti. Arriveranno sfide più complicate, ed è quello il varco a cui tutti quanti stanno aspettando il tecnico bergamasco. Però, così come è giusto sottolineare la penuria di punti raccolti contro le grandi, è altrettanto giusto riconoscere i meriti di Donadoni quando riesce perfettamente a leggere partita, formazione e cambi. Orfano di Palacio e Verdi, ha mosso le pedine a sua disposizione come in un gigantesco Subbuteo, e ne è nato un 3-5-1-1 inedito, migliorabile ma indubbiamente fruttuoso. Lo sviluppo di gioco sulle fasce è un problema cronico della squadra, al quale le due ali schierate ieri hanno posto rimedio, e non può essere un caso che il primo gol sia arrivato proprio in seguito ad un taglio di Masina. La seconda rete è arrivata anch’essa grazie ad un’intuizione dell’allenatore, che causa il forfait anticipato di Poli fa entrare Falletti e viene ripagato dalla prima rete in Serie A dell’uruguaiano. Un cambio apparentemente azzardato, com’era sembrato quello di Okwonkwo al posto di Destro durante Verona-Bologna, ma con lo stesso efficacissimo risultato. Quando ci vuole ci vuole: bravo, mister. Questa partita l’hai soprattutto vinta tu.

Un tiro mancino dall’emisfero destro (Moder, ‘Il codice di Perelà’, 2016) – È l’emisfero delle passioni, dell’istinto, della creatività. Quello dei lampi di genio, quel genio che spesso si accompagna alla sregolatezza, alla furia che ti fa strappare i capelli e la maglietta e correre a torso nudo in pieno inverno, come niente fosse. È l’emisfero che deve essersi attivato a Mattia Destro quando con quel tiro mancino ha bucato la porta avversaria e, come spesso capita in questi casi, ha spazzato via settimane di polemiche sul suo impiego, le incrinature sull’asse giocatore-procuratore-allenatore e i bisbigli sul presunto scarso impegno profuso in allenamento. Figurarsi quando lo stesso Destro ha messo il suo nome sul tabellino per la seconda volta, ma non per un gol da bomber egoista che si trova davanti alla porta e non può resistere alla tentazione, no, per la lucidità che lo ha spinto a servire il compagno meglio piazzato. In quel momento a prevalere dev’essere stato l’emisfero sinistro, quello analitico, logico, matematico, che sotto la curva ti ci fa comunque correre ma con più compostezza, più moderazione, con la tranquillità di chi sa di aver deciso una partita e si gode la sua temporanea invincibilità.

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