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Fuori piove un mondo freddo

Fuori piove un mondo freddo

Fuori piove un mondo freddo (Paolo Conte, ‘Via con me’, 1981) – Il Bologna va sotto di due reti in casa contro il Torino e a fine gara si scatena la tempesta. Raccontata così, la partita contro i granata non avrebbe nulla di diverso rispetto ad una qualsiasi cronaca del periodo Donadoni, articolata in una sconfitta inaspettata e un acquazzone di critiche. Domenica scorsa, invece, qualcosa è cambiato. I rossoblù hanno riacciuffato una partita che sembrava ormai persa e il temporale che si è abbattuto sul Dall’Ara al triplice fischio non è stato affatto una metafora.
È mutato tutto per rimanere infine tutto uguale, perché se è vero che fino a pochi mesi fa una tale reazione di rabbia, cuore ed orgoglio la si sarebbe solo potuta sognare, il prezzo da pagare si sta rivelando troppo alto. Il fuoco, tanto decantato come primo motore di questa stagione, si sta accendendo soltanto dopo una serie di docce fredde di cui si potrebbe tranquillamente fare a meno. Era stato così con la Spal, anche se in pochi se lo ricordano, perché quella volta la rimonta non si è concretizzata, beffardamente arrestata da un palo all’ultimo secondo utile. Il copione è stato lo stesso contro l’Udinese e si è ripetuto per la terza volta al cospetto del Toro. Se si è teorici del bicchiere mezzo pieno è giusto sottolineare la grinta dei felsinei, ma se si vuole fare una più accurata analisi a tutto tondo è necessario guardare anche ai motivi che portano i rossoblù a prendere vita solo dopo aver subito uno o più schiaffi. Il Bologna di Inzaghi fa troppa fatica a costruire gioco e allo stesso tempo si fa trovare troppo spesso scoperto durante le ripartenze avversarie, con l’ovvia conseguenza che gli basta una sbavatura per andare sotto nel punteggio.
Quanti allenatori, negli ultimi anni, alle domande dei cronisti su moduli e formazioni hanno cominciato a rispondere con la formuletta: «Non conta la disposizione in campo, conta l’atteggiamento»? Praticamente tutti, ed è indubbio che si possa essere schierati alla perfezione e subire delle batoste per mancanza di grinta, ma il giusto compromesso non sarebbe da disdegnare. È un bene che questo Bologna sappia reagire, strappi coi denti punti che l’anno scorso non avrebbe mai ottenuto e mostri il suo lato migliore quando fa la faccia cattiva, ma allo stesso tempo giocare sempre di rimessa può essere un rischio nelle partite in cui l’unico risultato accettabile è la vittoria, ovvero quelle che Donadoni non steccava mai (almeno nella prima metà del campionato).
Il brivido della rimonta rischia di falsare le percezioni, dando ad un pareggio casalingo il peso di una vittoria esaltante. La retorica del punto che ne vale tre è per l’appunto retorica, contro il Torino il Bologna non ha vinto e non ha mosso in maniera decisa la sua classifica. Che sia metaforico o presunto, il temporale resta in agguato, e dalle ultime caselle della classifica spira un vento gelido che questa squadra continua a sentire sul collo. Ben venga il fire che almeno un po’ la scalda, ma da solo non può bastare.

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