In fila per tre

In fila per tre

Benvenuti in ‘Citazioni rossoblù’, una rubrica che fa il suo esordio oggi e che vi terrà compagnia fino al termine della stagione. Questo spazio nasce con l’intenzione di commentare le prestazioni del Bologna attraverso citazioni di canzoni, libri o film, che verranno a loro volta raccontate e spiegate. Non mi resta quindi che augurarvi buona lettura…

Avanti, in fila per tre! (Edoardo Bennato, ‘In fila per tre’, 1974) – Nel 2012 furono Genoa, Catania e Napoli a cadere consecutivamente sotto i colpi di un Bologna allenato da Stefano Pioli. Nelle ultime tre settimane sono state Sassuolo, ancora Genoa e per finire la Spal a soccombere contro il Bologna di Roberto Donadoni, che in questi match ha segnato meno di quello che fu dell’attuale mister della Fiorentina (6 reti contro 4) ma ha anche incassato meno (solo 1 gol preso, quattro anni e mezzo fa furono 2). Tre vittorie di fila che fanno volare i rossoblù in una posizione di classifica che rasenta il sogno, e che andrà difesa con le unghie e con i denti nel prossimo trittico di partite contro Atalanta, Lazio e Roma. Ancora tre partite in fila, che i tifosi sperano di attraversare indenni, magari con altri tre risultati utili. Che dire, magari. Intanto la squadra pensi a mantenere i piedi per terra e ad addomesticare l’Atalanta. In fila per tre sì, ma ragionando una partita per volta».

Poli opposti (regia di Max Croci, 2015) – È innegabile che il prepartita di Bologna-Spal sia stato vissuto in maniera molto simile e nel contempo molto diversa da bolognesi e spallini. I primi millantavano una serenità che sfociava quasi nel menefreghismo, ma hanno riempito lo stadio come non avevano fatto per partite che sulla carta avrebbero dovuto avere ben altro appeal, come quelle contro Inter e Napoli. Dall’altra una tifoseria che non si è nascosta dietro un dito, ha invaso pacificamente Bologna e dopo cinquant’anni ha sperato di poter tornare ad essere un fastidioso sassolino sul cammino rossoblù. Peccato che, oggi come allora, i due club restino agli antipodi. Prima, una squadra da scudetto contro una provinciale di lusso. Per sempre, il capoluogo contro la provincia. Due poli destinati a non toccarsi mai, e ad allontanarsi una volta di più quando un Poli che di nome fa Andrea si inserisce come una freccia nella carne debole e spedisce da un lato all’altro del Purgatorio le due squadre. La Spal rimane a quota 5, sull’orlo dell’Inferno. Il Bologna ascende in alto, sempre più in alto, e questi 14 punti in 8 giornate assomigliano tanto al Paradiso.

Non avremo classe ma abbiamo gambe e fiato finché vuoi (Luciano Ligabue, ‘Balliamo sul mondo’, 1990) – Sicuramente dei meriti alla Spal vanno dati. Hanno una buona organizzazione generale, non hanno paura di proporre gioco contro nessuna avversaria e compensano la mancanza di talento cristallino con un atteggiamento spigoloso e quasi mai rinunciatario. Un concetto predicato a lungo da mister Donadoni, prima che la classe di Palacio e l’esplosione di Verdi e Di Francesco illuminassero il Bologna, era l’importanza di scendere in campo con la giusta cattiveria agonistica, con la quale sopperire alla mancanza di campionissimi capaci di inventare colpi decisivi. Questo precetto deve evidentemente essere molto caro anche a Semplici, e la sua squadra deve averlo appreso alla perfezione. Alla prima giornata la Spal ha fermato sullo 0-0 una Lazio capace di far cadere la Juventus a Torino, cosa che non succedeva da 57 partite casalinghe della Vecchia Signora e ha solo tre precedenti (l’Inter di Stramaccioni, la Sampdoria di Icardi e l’Udinese di Thereau) da quando i bianconeri giocano allo Stadium. E non solo, perché fino a dieci minuti dalla fine gli uomini di Semplici stava fermando anche un Napoli che da tanti addetti ai lavori è indicato come la favorita numero uno per lo scudetto. Insomma, non sarà una squadra zeppa di fenomeni, ma guai a darla già per spacciata. Lotterà fino alla fine per restare in Serie A, e se questi sono i presupposti ha buonissime probabilità di riuscirci.

Cose semplici e banali per riconciliarmi con gli anni sprecati (Afterhours, ‘Cose semplici e banali’, 1999) – La titolarità sempre più frequente di Donsah. L’acquisto di un vice-Destro, che ormai vice-Destro non lo è più e forse non lo è mai stato. L’importanza di scindere prestazione individuale e collettiva, per cui non significa che De Maio e Gonzalez siano stati responsabili delle pessime prestazioni di Genoa e Palermo dell’anno scorso, così come non è detto che Bonucci sarà in grado di spostare gli equilibri con una nuova casacca (per ora li sta spostando, sì, ma verso il basso). Il solo fatto che dopo un anno di lavoro i ragazzi si conoscano di più, riescano a trovarsi meglio in campo e sappiano a menadito cosa chiede loro l’allenatore. E ultimo, ma non per importanza, il fatto che se una palla sbatte sul costato di un giocatore in area non è mai calcio di rigore (sia benedetto il VAR!). Cose semplici, appunto, tanto da apparire quasi banali.

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