La solita storia

La solita storia

Quella contro il Napoli è una di quelle partite dalle quali è veramente difficile trarre il buono, e non perché non ci sia stato, tutt’altro. Domenica al San Paolo il Bologna ha offerto una prestazione di livello contro la prima della classe, e già questo dovrebbe bastare per camminare a testa alta. Quel che resta però è solo una sensazione a cui è difficile dare un nome perché ha in sé tanti ingredienti, dalla rabbia allo sconforto, passando per il senso di impotenza.

Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri (George Orwell, ‘La fattoria degli animali’, 1945) – Pronti, via. Il fischio d’inizio è stato emesso da neanche trenta secondi e il Bologna è già passato in vantaggio sul Napoli, la squadra indicata da più parti fin dallo scorso agosto come futura campione d’Italia, quella col più bel gioco d’Europa ma che dall’Europa che conta è stata sbattuta fuori senza troppi convenevoli. Quella, e chiudiamola qui, dello straordinario urlo del San Paolo e dell’impareggiabile calore dei tifosi, la stessa che però ha costretto Simone Verdi ad essere scortato dalle forze dell’ordine dopo il suo arrivo in città per evitare incidenti. Che Napoli sia una piazza zeppa di incongruenze, purtroppo, non lo si è scoperto certo domenica. Ciò che si è capito è che, almeno dal punto di vista sportivo, sotto il Vesuvio si danno un gran daffare per limarle, correggerle, rimettere ogni cosa al proprio posto. Al 22′, quando il risultato era già di 1-1 a causa di uno sfortunato autogol di Mbaye, Palacio si è girato magnificamente in area e non ha realizzato la sua doppietta personale a causa di una splendida parata. Peccato solo non sia stata effettuata da Reina ma da Koulibaly, che di mestiere fa il difensore e nel suo ruolo è indubbiamente uno dei migliori in Italia, ma da regolamento non risulta che ai campioni siano concesse deroghe di sorta. Se è rigore, è rigore. È un concetto semplice, alla base di questo gioco. Ogni sport ha le sue regole, il calcio ha queste mentre il basket, ad esempio, ne ha altre. Lì, si può toccare la palla con le mani. Lì, se un giocatore penetra a canestro e il suo avversario gli poggia la mano sulla spalla, è fallo. Probabilmente il signor Mazzoleni ha fatto un po’ di confusione tra i due sport, e se così fosse amen, che ci si vuole fare, capita a tutti di confondersi. Certo, sarebbe diverso se la diversità di trattamento riservata alle due squadre, ennesima incongruenza verificatasi in terra napoletana, fosse dovuta al fatto che davanti alla legge sportiva sono tutti uguali, ma alcuni sono più uguali di alti. Sarebbe, eh. Nessuno la pensa veramente così. Non sia mai…

Senza un attimo per pensare che il tuo tempo è passato ormai, senza che avessi un turno nella partita (Pooh, ‘La solita storia’, 1966) – È questo, che fa male. La sensazione di essere stati estromessi dalla partita come ospiti indesiderati, ridotti a fare da sparring partner a chi doveva tenersi in forma e non arrivare scarico alla sfida per il titolo. Fa male perché il Bologna visto all’opera domenica non era una squadra arrendevole sbarcata a Napoli con l’obiettivo di portare a casa la pelle, ma un’avversaria pericolosa, che è riuscita a ferire i padroni di casa e ha avuto più di un’occasione per sferrare colpi da k.o. Negli annali rimarranno la sconfitta e i tre gol subiti, si rimpolperà la statistica che vuole i rossoblù incapaci di fare punti contro le squadre che lo precedono in classifica. La solita storia insomma, ma il cui svolgimento è stato completamente diverso e il cui leitmotiv, se ripetuto, potrebbe condurre molto presto ad un finale nuovo e finalmente lieto.

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Foto: bolognafc.it