L'altalena

L’altalena

Al termine di Milan-Bologna Roberto Donadoni ha parlato di poca malizia e Simone Verdi di approccio sbagliato, in risposta ai giornalisti che avevano chiesto loro cos’avesse portato i rossoblù a perdere una partita che sembravano in grado di gestire. Fa molto male tornare a casa senza punti da un San Siro che al momento, sul versante rossonero, non è certo un fortino inespugnabile, ma è importante concentrarsi sugli aspetti positivi. La classifica, ad esempio, o il diverso atteggiamento dei giocatori davanti ai microfoni. Solo l’anno scorso si mostravano quasi sconsolati dopo ogni sconfitta, ieri invece erano arrabbiati e determinati a rialzarsi immediatamente. Contro la Juventus non sarà facile, ma la voglia di rivalsa scorta negli occhi di alcuni di loro dovrà essere la base da cui partire per non considerarsi sconfitti prima ancora di entrare in campo.

Milano vicino all’Europa (Lucio Dalla, ‘Milano’, 1979) – L’Europa è un viaggio premio, quello che le scolaresche aspettano per mesi e che a volte salta all’ultimo momento, perché la classe non si è comportata abbastanza bene durante l’anno per meritarselo. Non è il caso di farne un dramma, ieri sera il Bologna è sembrato a tratti molto più vicino all’Europa di un Milan che di viaggi del genere, nel recente passato, ne ha fatti parecchi, tornando talvolta a casa con bellissimi ricordi e preziosi souvenir, ma che allo stato attuale sembra aver smarrito il biglietto e dimenticato la lingua. I felsinei hanno avuto la possibilità di battere sulla spalla dei rossoneri, scherzarli e superarli in fila al check-in, per poi mettere nel mirino una Sampdoria a cui probabilmente hanno poco da invidiare. Purtroppo al Diavolo è bastato un improvviso colpo di coda per ristabilire vecchie gerarchie che tuttavia continuano ad apparire traballanti. Di certo Milano è ancora più vicino all’Europa di quanto non lo sia Bologna, ma ora la distanza non pare più incolmabile.

Ancora tu, ma non dovevamo vederci più? (Lucio Battisti, ‘Ancora tu’, 1976) – In un Milan-Udinese di Coppa Italia, stagione 2009-2010, un giovanissimo Simone Verdi timbrava per la seconda volta il cartellino con la maglia rossonera numero 58 sulle spalle. Entrava in campo a venti minuti dalla fine, rilevando un centrocampista muscolare e mai domo che pochi anni prima aveva alzato una Coppa del Mondo da protagonista. Ora Rino Gattuso è molto più contento di stare in panchina al Milan rispetto a quanto dev’esserlo stato uscendo dal campo quasi otto anni fa, ma per un attimo Verdi era riuscito a rovinargli la serata anche ieri. A fine partita il buon Simone ha spiegato come non gli faccia nessun effetto giocare contro la sua ex squadra, perché il passato è passato e non è più importante. Invece ‘Ringhio’ ringrazia, perché per lui il Milan è il presente con una porta sul futuro, e c’è da scommettere che voglia tenerselo stretto.

È un girotondo la felicità: oggi la tocchi, domani non si sa (Orietta Berti, ‘L’altalena’, 1969) – Il Bologna fa su e giù dall’inizio del campionato, alternando brutte battute d’arresto a ottime prestazioni, ed è il caso di mettersi l’anima in pace. Non è infatti da escludere che continuerà a farlo fino a maggio, e allora sarebbe meglio concentrarsi sugli aspetti positivi anziché sui giramenti… di testa. I rossoblù di quest’anno continuano a ciondolare sulla loro personale altalena, è vero, ma lo fanno passando dal settimo al decimo posto, e riuscendo a raddrizzarsi ogni volta in cui l’equilibrio sembra definitivamente perso (vedi la nefasta partita in casa contro il Crotone). Non è lontana quella squadra che oscillava tra il dodicesimo e il quindicesimo posto, con la perenne ambizione di fare un salto dall’altra parte per scoprire che aria si respira nella colonna di sinistra, ma a cui ogni volta mancava la forza nelle gambe al momento dello slancio. Ad oggi, la storia è cambiata: il Bologna non riesce a stare fermo, ma almeno ha perso la paura di cadere.

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