Sempre e Comunque
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Mille e non più mille

Mille e non più mille

Mille e non più mille (espressione popolare riferita al terrore che allo scoccare dell’anno 1000 sarebbe finito il mondo) – Arriva il triplice fischio e comincia la festa grande di una Piazza grande, sulle note di un altro meraviglioso pezzo di Lucio Dalla (L’anno che verrà) a ricordare quanto si debba essere tutti contenti di trovarsi lì, sugli spalti, nel posto giusto al momento giusto. È la vittoria della gente, in primis, e non potrebbe essere più evidente. Il primo a evidenziarlo è il mister, seguito dal d.s. Bigon, che era solito metterci la faccia solo dopo una sconfitta, e che invece questa volta si presenta alle telecamere solo per dire ‘grazie’ ai tifosi.
In un pomeriggio inaspettato il Bologna si riscopre grande famiglia unita, e si ricorda in un istante di quanto amore può essere capace. Si ribaltano le posizioni di tutti: i giocatori ritenuti non all’altezza fino al giorno prima passano diventano eroi, e un mister voglioso ma un po’ in confusione evolve in un istantaneo mix tra Guardiola e Leonida. È proprio in questo preciso frangente, paragonabile allo scatto di una fotografia perfetta, che qualcuno deve indossare i pesanti panni del rompiscatole, alzare il ditino e fare sommessamente presente che c’è ancora un intero campionato da giocare, ci sono delle lacune da colmare e dei guantoni da rimettersi in fretta tenendo la guardia ben alta.
Se lo si vuole fare senza rischiare di rovinarsi la sbornia post vittoria, benissimo, si pensi in grande e ci si concentri sul fatto che il Bologna dovrà regalarsi tanti altri pomeriggi come quello di ieri, se davvero vuole arrivare a quota 50. In caso contrario, di punti da toccare ce ne sono a non finire. È risaputo come sia la testa a muovere le gambe dei giocatori, ed è innegabile che la manifestazione di sabato a Casteldebole abbia contribuito ad alleggerire quella dei rossoblù, ma non esiste tifoseria che emani un fluido magico e duraturo. Nagy, ad esempio, è lo stesso ragazzo che a seguito dell’espulsione rimediata in Bologna-Spal ‒ a detta di molti ‒ non avrebbe più dovuto vedere il campo, e quel tattico esemplare di Inzaghi è il medesimo allenatore che dopo essere andato sotto di un gol contro l’Inter ha proposto quattro punte tutte insieme rimediando un’imbarcata. Calma.
L’euforia di aver finalmente azzerato il contatore che teneva nota dei giorni senza una vittoria (in particolare contro una big) è comprensibile e liberatoria, ma tutti sappiamo che il calcio è un mondo orientato al presente e al futuro, e che del passato ci si deve dimenticare in fretta anche quando è glorioso, figurarsi quando è da cancellare. Ciò che più conta sia dunque il motto «mille e non più mille», con la consapevolezza che non c’è predizione, macumba o qualsivoglia rito che possa rendere più dolce il futuro. In questo senso, come direbbe un profeta contemporaneo nonché attuale guida tecnica del Bologna e reale responsabile dei giorni che saranno: «L’unica vera medicina è il lavoro». Si continui a lavorare, allora, con lo sguardo rivolto al domani e l’auspicio che ad attenderci ci siano mille di questi giorni.

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