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Nuvole senza Messico

Nuvole senza Messico

Sulle sponde del fiume prego il vostro Dio che il prossimo cadavere che passi non sia il mio (Giorgio Canali & Rossofuoco, ‘Nuvole senza Messico’, 2009) – È giunto il tempo dell’autocritica, del passo indietro, che non è una ritirata ma il gesto necessario per guardare le cose con la giusta prospettiva. È innegabile: ad oggi, il Bologna è una delle squadre più apatiche dell’intero campionato. Non segna (e non tira in porta), regge settanta minuti a partita per poi capitolare inevitabilmente, e non gioca con quell’entusiasmo che si diceva Inzaghi avrebbe portato.
Se dopo prime tre giornate gli sono stati forniti degli alibi, le ragioni sono due. La prima, nonostante tutto, permane: una squadra rivoluzionata necessita di un po’ di tempo per amalgamarsi e trovare la propria identità. Vale per corazzate come Inter e Roma, non può valere per il Bologna? Di certo però ha pesato anche la seconda ragione, ovvero l’immarcescibile certezza che per quanto il mare sembri agitato, la barca rossoblù non possa affondare, perché capitan Saputo saprà condurla lontana dalla burrasca.
Il patron canadese è sempre stato idealizzato, come fosse un supereroe che ha salvato la società una volta e quindi deve sicuramente possedere una formula per non metterla mai più nei guai. Il Bologna non compra un giocatore capace di riempire da solo lo stadio ma si affida a delle scommesse? Sicuramente ci sarà un disegno dietro. Verdi non viene sostituito da un elemento di pari qualità? Significherà senza dubbio che il gruppo conta più del singolo e che quest’anno la forza sarà il collettivo. Al posto di Donadoni si ingaggia un tecnico giovane che fino a quel punto aveva vissuto solo una breve e sfortunata parentesi in Serie A? Certamente, perché è dalle scelte più coraggiose che maturano le rivoluzioni più efficaci.
Bene, è arrivato il momento di ammettere che a questo Bologna si stanno perdonando troppi errori, in nome di un domani migliore atteso ormai da quattro anni. Il nuovo corso rossoblù rappresentava un nuovo mondo, un nuovo orizzonte: l’America. Ora però di quel miraggio di Messico e nuvole restano quasi solo le nuvole, ed è bene che chi di dovere se ne accorga prima che inizi la tempesta. Sempre che non sia già iniziata.

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