Poteva piovere

Poteva piovere

Il Bologna perde di misura il derby con la Spal, sotto una pioggia che pare scendere apposta per sentirsi urlare addosso che sta piovendo sul bagnato. Va tutto storto alla squadra di Donadoni, che per novanta minuti dà l’impressione di avere qualità tecniche di gran lunga superiori a quelle avversarie, ma che come solito difetta in aggressività, lucidità e organizzazione. I rossoblù non si presentano dunque nel migliore dei modi al temibile trittico che li attende nelle prossime tre settimane, contro tre squadre (Atalanta, Lazio e Roma) che si sono giocate o si stanno giocando una coppa europea e contro le quali all’andata non arrivò nemmeno un punto.

«Potrebbe esser peggio». «E come?». «Potrebbe piovere». (‘Frankenstein Junior’, regia di Mel Brooks, 1974) – Come era stato quasi perfetto il sabato che aveva visto un Bologna trascinato da Destro avere la meglio del Genoa, tenendo la propria porta inviolata e salendo a due vittorie di fila, così è andato tutto storto sabato scorso a Ferrara. A partire dall’infortunio di Poli dopo pochi minuti per finire con il gol che lo stesso Destro si è divorato a pochi istanti dal fischio finale, passando per l’espulsione di Giancarlo Gonzalez, gli episodi non hanno fatto che aggravare una situazione già resa complicata dalla cronica penuria di gioco messa in mostra dai rossoblù. Il Bologna è dunque uscito sconfitto dal campo della Spal, agguerrita rivale dei bei tempi che furono e allo stesso tempo compagna di sventure quando entrambi i club versavano in pessime condizioni e abitavano le categorie più basse. Sembra non avere mezze misure la storia della rivalità tra ferraresi e bolognesi, come d’altronde non ha mezze misure la squadra di Donadoni, che non pareggia da dodici partite e ha conosciuto il segno X solo tre volte in ventisette giornate. Eppure basterebbe poco per non avere la costante sensazione di far compagnia al dottor Frankenstein e a Igor in quella fossa e sapere che inevitabilmente, presto o tardi, inizierà a piovere.

Sì, forse è solo colpa mia, così non ci pensi più (Elodie, ‘Tutta colpa mia’, 2017) – Per carità, quello è un gol che va segnato. E non c’è dubbio che se Orsolini gli servisse il pallone in quel modo altre cento volte, Destro segnerebbe cento gol e per cento volte lo vedremmo esultare con la sua solita pacatezza sotto la curva. Invece, l’immagine di Mattia che impatta la sfera a un metro dalla porta vuota e la spedisce alle stelle rimarrà negli occhi dei tifosi felsinei per parecchio tempo, e forse anche per i derby a venire, Spal permettendo. Però. Però è necessario sottolineare come quella rete avrebbe semplicemente nascosto la polvere sotto al tappeto, evitando solo temporaneamente le cicliche discussioni sui problemi del Bologna. Sarebbero state attutite le voci sull’avventatezza di Donadoni nello schierare l’acciaccato Poli dal primo minuto anziché Donsah o Nagy, peraltro elogiati nella conferenza stampa della vigilia. Avrebbe avuto meno peso l’ingenua espulsione di un giocatore di esperienza come Gonzalez, che sarebbe stata derubricata ad un errore senza conseguenze. Il 3-5-1-1 sarebbe stato promosso a pieni voti come modulo che porta punti in cascina, quando è ben lontano dall’essere completamente funzionale (Di Francesco costretto a sacrificarsi così tanto in copertura è un autogol) e non ha risolto i problemi di palleggio e costruzione di gioco che i rossoblù si trascinano dietro da tempo immemore. Posta così la situazione, sembra quasi un’aggravante per il buon Mattia, che avrebbe potuto offrire una boccata d’aria fresca all’ambiente e invece l’ha fatto scivolare in fondo a un pozzo. Non è così. Destro ha semplicemente smascherato una squadra gattopardesca, nella quale di partita in partita cambiano le firme sugli errori individuali senza che nulla cambi mai veramente.

© Riproduzione Riservata