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Tanti piccoli fuochi

Tanti piccoli fuochi

Tanti piccoli fuochi (Celeste Ng, 2017) – Quando si paventò la cessione di Verdi al Napoli nel bel mezzo della stagione, sull’intera piazza felsinea scese lo sconforto. Simone era l’unico giocatore in grado di accendere una scintilla in un Bologna altrimenti desolante, e non si capiva come potersene privare già a gennaio senza rischiare un tracollo. Era il 2018.
Sono passati diciotto mesi, ne sembrano trascorsi il triplo. Attualmente i rossoblù hanno un reparto offensivo composto da una mezza dozzina di giocatori in grado di trovare il lampo che decida la partita, e soprattutto non vedono più circoscritti al solo attacco gli elementi di valore che facciano strabuzzare gli occhi. Da quanto tempo le prestazioni di un difensore non strappavano applausi all’intero Dall’Ara, o attiravano le attenzioni di un grande club? Ad oggi Tomiyasu è già un idolo, e pare che nel corso dell’estate il Milan abbia bussato alle porte di Casteldebole per chiedere informazioni su Dijks. E poi Denswil sembra affinare l’intesa con Danilo ad ogni azione, il brasiliano è la solita garanzia, mentre Mbaye e Krejci saranno jolly molto utili nel prosieguo della stagione.
Lo stesso discorso si può fare per la linea mediana, con Medel a cui è bastato presentare il curriculum per essere issato a immediato punto di riferimento, Poli che partita dopo partita si sta liberando dell’etichetta di semplice interditore, Dzemaili che sotto la gestione Mihajlovic è tornato a raccogliere consensi, e soprattutto (se si parla di entusiasmo generato) la stellina Kingsley, che andrà temporaneamente a brillare nella Cremonese ma resta, orgogliosamente, di proprietà del Bologna. E ancora non ci si può esprimere su Schouten, del quale gli addetti ai lavori dicono comunque un gran bene da quando, appena undicenne, venne acquistato dall’Ado Den Hag,
L’attacco ha smesso di balbettare e soprattutto non vive degli strappi di un solo uomo, la retroguardia non è più foriera di scongiuri ma trasmette tranquillità, e l’intera squadra è capillarmente pervasa da giovani ed interessanti talenti. Mica male, se si ripensa a quella sessione di mercato di appena diciotto mesi fa.

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