Sempre e Comunque
shopping-bag 0
Items : 0
Subtotal : 0,00
View Cart Check Out

Tra palco e realtà

Tra palco e realtà

Non c’è dubbio che tre anni targati Donadoni abbiano lasciato dietro di sé più insoddisfazione che gioie, e che il valore di alcuni giocatori sia uscito mistificato dalla gestione che ne ha fatto il tecnico bergamasco. Per quel che può valere, in questa rubrica lo si è spesso sottolineato, soprattutto dall’inizio del girone di ritorno della scorsa stagione in poi. Allo stesso modo, però, è indubbio che il fuoco di fila che sta colpendo l’ex ala rossonera e della Nazionale dovrà poi trovare, fra poco più di un mese, delle risposte sul campo. Sarà stato tanto comodo quanto ingiusto, altrimenti, aver puntato il dito su un solo colpevole.

E poi abbiamo chi ci dà il voto e ci vuole spiegare come si fa: «È come prima? No, si è montato», ognuno sceglie la tua verità (Ligabue, ‘Tra palco e realtà’, 1997) – Federico di Francesco che, presentandosi alla stampa neroverde durante la conferenza stampa di presentazione, ringrazia il Sassuolo per la fiducia ma dichiara che non avrebbe mai voluto lasciare Bologna, squadra nella quale – questo il sottinteso delle sue parole – avrebbe potuto incidere molto di più, se solo fosse stato impiegato nel suo ruolo. È l’ultimo sfogo, in ordine temporale, di un giocatore rossoblù nei confronti dell’ex tecnico Roberto Donadoni, dalla cui parte si diceva fosse l’intero spogliatoio. Dopo il suo esonero, al contrario, non hanno tardato ad arrivare da più fonti degli attestati di disistima. Il primo, rapido, immediato e conciso come solo un commento su un social network avrebbe potuto essere, è stato quello di Anthony Mounier, attualmente in forza al Panathinaikos: «Finalmente!», si è sfogata l’ex ala felsinea, evidentemente insoddisfatta del trattamento riservatogli dal mister durante il suo anno e mezzo sotto le Due Torri.
Un altro esterno alto, Ladislav Krejci, recentemente ha rilasciato una dichiarazione ancora più esplicita: «Donadoni continuava a rassicurarmi dicendomi che mi avrebbe tenuto in considerazione, ma non ho mai trovato spazio. Praticamente ho perso un anno, e se lui fosse rimasto avrei valutato le offerte di altre squadre. Se ho deciso di rimanere è stato per l’arrivo di Inzaghi». Parole, queste, che non lasciano certo spazio alle interpretazioni, necessarie invece per analizzare le situazioni di Godfred Donsah e Mattia Destro. Entrambi hanno vissuto un rapporto a dir poco altalenante con l’ex allenatore, che in più di un’occasione li ha relegati in panchina nonostante fossero reduci da prestazioni positive. Il primo ha appena accettato il rinnovo fino al 2022 apponendo una firma che, in molti sarebbero stati pronti a scommetterci, non sarebbe arrivata in caso di permanenza di Donadoni. Il secondo, da sempre poco interessato alla sfera social, pochi giorni fa ha pubblicato su Instagram una vera e propria dichiarazione di intenti, che trasuda voglia di spaccare il mondo con la maglia rossoblù addosso. Se il principe De Curtis ci ha insegnato che tre indizi fanno una prova, cinque sono più che sufficienti per asserire che lo spogliatoio del Bologna si stava progressivamente sgretolando e che oggi, un pezzo per volta, si sta nuovamente compattando attorno all’entusiasmo di Super Pippo e all’ottimismo che precede ogni nuovo inizio.
Post, interviste, sottintesi e atteggiamenti fanno parte di quell’infinita gamma di espressioni personali che un calciatore, data la sua fama, è come se le esprimesse su di un palco, con tutti gli occhi addosso. La realtà invece è quella del campo, dell’erba, della fame e dell’attaccamento alla maglia. Del fire and desire, per dirla con il refrain che accompagnerà tutta la stagione del Bologna. È sul rettangolo verde, più che su ogni altra piattaforma, che un calciatore deve mostrare il suo valore. Sarà da metà agosto che i vari Destro, Donsah e Krejci dovranno mostrare limpidamente sul campo quanto la gestione Donadoni sia stata solo uno sperpero di tempo e di talento. Ad oggi, sono solo sfoghi legittimi ma che non fanno altro che riaccendere la luce su un campionato talmente anonimo che meriterebbe di scivolare nell’oblio, e appigli a cui pubblico e stampa potranno aggrapparsi in caso di risultati insoddisfacenti. L’unico allenatore di cui d’ora in poi conta la gestione, è Filippo Inzaghi. Il resto, è un capitolo già chiuso che merita di rimanere tale.

© Riproduzione Riservata

Foto: bolognafc.it