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Ultimo tango

Ultimo tango

Ultimo tango a Parigi (regia di Bernardo Bertolucci, 1972) – «Quo vadis, Bologna?». Forse finalmente sulla retta via, Marlon, anche se il tuo gol lo stava instradando su una china ancor più pericolosa di quella attuale, quella che ti fa vivere ogni partita come fosse l’ultimo tango possibile. Pur con il rischio di perdere gli incisivi per la forza con la quale si è stretto i denti negli ultimi dieci minuti di gara, i rossoblù sono tornati da Reggio Emilia con un punticino in più sull’Empoli terzultimo e con il terzo risultato utile nelle ultime quattro gare: bisogna salire fino al dodicesimo posto per trovare un’altra squadra – il Cagliari – che li abbia raccolti.
La semi-trasferta al Mapei Stadium ha insegnato per l’ennesima volta al Bologna che il fire è ben accetto se ti fa pressare gli avversari fin dai primi istanti, li sorprende e ti porta in vantaggio dopo due minuti, un po’ meno se nella foga di schiantare l’avversario ci si dimentica delle marcature preventive e si subisce un contropiede che ancora non è chiaro come l’ex Di Francesco abbia fatto a sprecare. Molto meglio sapere di averlo a disposizione come energica risorsa a cui dar fondo nelle giuste pieghe delle partita, ma preferirgli senza se né ma l’ordine e l’applicazione tattica.
Qualche importante passo in questo senso il Bologna lo sta facendo, ne sono un evidente segnale l’aumentata pericolosità sui calci piazzati e il cambio di modulo, scelta decisamente coraggiosa se si pensa che tutto il mercato estivo è stato improntato sull’acquisto di giocatori adatti al 3-5-2. Domenica i felsinei avrebbero potuto tranquillamente realizzare tre gol da palla inattiva, perché alla rete di Mbaye vanno aggiunti il palo di Santander e lo sfortunato liscio di Palacio sulla geniale punizione di Pulgar, e la difesa a quattro ha fornito risposte rassicuranti, traballando a tratti solo sul lato protetto dall’unico fuori ruolo, ovvero Calabresi.
Se si scegliesse di puntare sul 4-3-1-2, il rientro di Mattiello assicurerebbe più stabilità su quel lato, ma la coperta è corta e a quel punto Inzaghi si ritroverebbe con una grande abbondanza di centrali da sacrificare, perché le caselle da coprire passerebbero da tre a due. Al mister spetta l’ingrato compito di fare delle scelte, e non ci sarebbe niente di male se alla fine Pippo optasse per un’ibridazione, disponendo la squadra in due modi diversi a seconda dello svolgimento della partita o dell’avversario, a patto che questa transizione sia oculata e trasmetta i segnali giusti.
Contro l’Inter, ad esempio, le sostituzioni hanno portato i rossoblù ad alzare troppo il baricentro e a subire due gol, mentre i cambi operati contro il Sassuolo hanno abbassato la squadra verso la propria area, favorendo l’arrembaggio finale da parte dei padroni di casa. Questo Bologna non può permettersi il lusso di sbilanciarsi né in un verso né nell’altro, va trovato l’equilibrio che la renda più compatta possibile, senza dimenticare che il calcio non è scienza esatta e che sul rettangolo verde solidità e fluidità non sono in antitesi. Si può raggiungere la stabilità anche stando in movimento, bastano metodo e applicazione. Un po’ come nel tango, dopotutto.

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