Sempre e Comunque
shopping-bag 0
Items : 0
Subtotal : 0,00
View Cart Check Out

A chi giova punire Amadou?

Fa sorridere la corsa ad armare la ghigliottina per infilarci la testa di Amadou. È una corsa cui s’è iscritto solo un partito, quello di coloro che credono che le società di calcio possano disporre a piacimento della carne dei giocatori, come piacerebbe ad ognuno di noi nelle nostre fantasie più o meno recondite. Questa visione, che abita sempre negli scantinati dei nostri istinti, è però molto lontana dalla politica reale delle società di calcio, le quali sono ovviamente molto più preoccupate di difendere il proprio bene, anziché cercare il modo più efficace per punirlo.
Per quanto possa sembrare moralmente inaccettabile, nonché sideralmente lontano dall’educazione impartita tra casa e oratorio, il fuggitivo Amadou se la caverà con qualche migliaio di euro di trattenuta dalla busta paga, saluterà la comitiva e sposerà un’altra maglia. Chi invoca la tribuna perpetua per Diawara, in buona sostanza, accontenta la sete di giustizia ma non fa l’interesse del club per cui fa il tifo. È una contraddizione evidente, su cui si può soprassedere. Ma dice molto della diversità di habitat in cui vivono i club e i suoi sostenitori.
Del resto, che una società di calcio sia un’azienda a fini di lucro è ancora una convinzione sorprendentemente non molto radicata. Illudersi che nel calcio governino principi di punizione applicabili alla nostra esistenza è una ingenua e veniale utopia. Allontanerse il più in fretta possibile ci metterà al riparo dalla delusione che insorgerà vedendo che Diawara e il Bologna torneranno a stringersi la mano, in nome del lauto affare che li attende.

© Riproduzione Riservata