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Abbonamenti, un segnale positivo c’è

Abbonamenti, un segnale positivo c’è

Togliendo Inter e Chievo, che non hanno ancora fornito dati certi, mezza serie A sta chiudendo con un decremento della propria quota abbonati. Si tratta di nove squadre su diciotto col segno meno. E che squadre: Torino (-6%), Sassuolo (-5%), Roma (-25%), Palermo (-37%), Napoli (-19%), Milan (-38%), Lazio (-71%), Empoli (-3%) e Fiorentina (-3%). Da questa mattanza si salva però il Bologna, col timido segno positivo (+4%), frutto di un lieve progresso, da 12.734 a 13.300 tessere. Per ragioni diverse (crisi di risultati, contestazioni alla società, posizioni radicali del tifo organizzato) anche le grandi soffrono il dissanguamento degli spalti. Solo la Juventus (ed è l’esatta immagine del suo correre solitaria in un campionato parallelo) ha segnato l’esaurito tecnico delle proprie quote abbonamenti, quasi 30.000.
Per essere un campionato di transizione, cominciato con l’obiettivo dichiarato del tredicesimo posto, trovarsi al sesto posto (che sarà settimo dopo l’epifania dei dati interisti) nella classifica degli abbonati è un risultato sopra le attese. Non si vince nulla, ma segnala che a Bologna i presupposti per ripopolare lo stadio ci sono ancora tutti, a patto di non concepirlo come il surrogato di un centro commerciale-divertimentificio.
Bologna è una città con un centro storico ben connotato, da cui si dipana una corona di periferie assortite. Lo stadio è in una di queste. È un’illusione pensare che il Dall’Ara, collocato dov’è, nel cuore di un quartiere residenziale, diventi un centro di frequentazione quotidiana per un gran numero di persone. Non potrà mai diventarlo, perché il centro, semplicemente, è altrove. Può, però, massimizzare il suo potenziale d’attrazione alla domenica, attirando persone dalle prime ore del mattino della partita per congedarle la sera. E in questa prospettiva, il centro-città deve diventare un luogo di incoraggiamento all’esodo domenicale: se la città “parla” del Bologna, con il negozio, con il museo, con un percorso di segnalazione quotidiana della presenza della squadra (anche turistico), alla domenica se ne vedranno inevitabilmente gli effetti. Il paradigma si sposa anche alla musica. A Torino, dove Mozart è transitato quattordici giorni contati dopo esser stato tre mesi a Bologna, un albergo (“Il dogana vecchia”) ha adottato una elementare tecnica di mozartizzazione che lo ha reso “l’albergo di Mozart” in Italia. Lì, dove il compositore ha dormito per un paio di settimane, tutto parla del suo passaggio, dall’arredamento originale ai ritratti alle pareti. La ricaduta sulla vita musicale della città è evidente. Perché a Bologna non esiste ancora un percorso simile applicato al calcio?

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