Al prossimo mercato prendete uomini veri

Ormai è palese, nei ripetuti tentativi di descrivere la modestia di questo campionato, che tutti i protagonisti di quest’anno scelgono la motivazione caratteriale, con tutte le possibili variazioni sul tema: mancanza di… fame, cattiveria, agonismo, determinazione, ambizione e via poetando. Se questo è vero, si cominci allora a scegliere uomini veri quando il mercato fornirà l’occasione di riformare la squadra. Non dovrebbe essere difficile: ci sono osservatori che analizzano in radiografia i passaggi del giocatore xy negli ultimi sedici metri di campo, il numero di cross a sinistra, i movimenti a destra, le piroette, le percentuali di ogni sorta. Perché, con indagini molto meno costose, non si comincia a prendere informazioni serie sulla vita privata, gli interessi, le passioni, i valori, l’attitudine umana dei calciatori? Perché non esiste un istituto, in seno alle società, che valuta, alla stregua di un test di ammissione, anche il lato caratteriale? Perché, invece e purtroppo, basta superare un test atletico per essere idonei in Serie A? Sono domande che nel calcio di oggi difficilmente troveranno soddisfazione.
Del resto, ad ogni mancanza pubblica o privata dei calciatori, il paravento più comodo per chi ha il dovere di difenderli è: “Sono ragazzi”. A questo verrebbe da rispondere: sì, ma fanno vita da superuomini. E allora è troppo comodo rivendicare l’anagrafe per i difetti, tenendo i privilegi dell’età adulta e opulenta. Se sono ragazzi, facciano vita da ragazzi fino in fondo, ammesso che ne esista un modello. Se invece guadagnano come capi d’azienda pubblica si adeguino alle norme di comportamento che richiede il loro lavoro privilegiato e iper esposto alla pubblica attenzione. Ovvero: dimostrare 38 ore all’anno in casa, e 38 ore l’anno fuori casa, di essere caratterialmente adatti al campionato e al lavoro che svolgono. Ma finché le società non si preoccuperanno di chi si portano in casa, limitandosi a valutare se il piede d’appoggio è concavo e la colonna vertebrale è senza scoliosi, assisteremo sempre a prove smidollate come quella di Firenze o di domenica scorsa. E se non se ne è in possesso, il carattere si può sempre formare. Magari avvicinando un po’ i giovani virgulti alla vita vera della città che li ospita. Perché finché resteranno monadi isolate nel buen ritiro di Casteldebole, i calciatori faranno senza dubbio allenamenti più comodi, ma non capiranno nulla della gente che ogni domenica paga per vedere il loro spettacolo avvilente.

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