Beati trentacinquenni

Beati trentacinquenni

È vero. Trascorrere mezza estate beandosi della rapidità con cui si è condotta la campagna acquisti, salvo scoprire che il 40% (due su cinque) di quegli innesti non sarà utilizzabile per i prossimi mesi non è uno sciroppo di positività. Ma che colpa abbiamo noi, diranno molti, se Falletti viene brutalizzato da un crucco che ignora la differenza tra amichevole e Champions League e se Avenatti si scopre fragile ad un virus causato dall’aria condizionata? Infatti, non ne abbiamo colpa. Però per una volta non pensiamo solo al peggio. Il lato positivo della faccenda è che i due infortuni – così diversi – capitati a Falletti e Avenatti ora obbligano il Bologna a guardare in faccia la realtà. Ovvero: se si pensava di sistemare il peggior reparto offensivo degli ultimi due anni di campionato con due calciatori che fino a due mesi fa rischiavano di retrocedere in Serie C, ora questa illusione non c’è più. E finalmente cominciamo a parlare di attaccanti con un curriculum fatto, non da compilare di sana pianta.
I detrattori di Palacio, il più probabile innesto di riparazione, calcano sull’età non più verde. Vero, trentacinque anni e mezzo non sono quel che si dice una boccata di gioventù. Però. Da quanto tempo, a Bologna, non avevamo a che fare con un calciatore che ha giocato una finale di Coppa del Mondo? Da quanto tempo un argentino di rango che non si chiami Julio Ricardo non calpesta i nostri vestiboli? Da quanto tempo non corre un mezzo brivido? Che faccia pure tre gol all’ultima giornata, in Coppa Italia, al Trofeo Berlusconi: Palacio, finalmente, è un calciatore vero. E un’intera infornata di Sadiq, Petkovic, Floccari, Mancosu – con tutto l’affetto che siamo in grado di dare loro – non potrà mai reggere il confronto con uno che ha vestito l’Albiceleste accanto a Messi. Siccome la differenza è tra l’arrivare quindici o tredici, meglio farlo con l’illusione di avere avuto anche noi, nel nostro piccolo, un campione.

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