Bene gli acquisti, ma ora serve l’ingrediente segreto

Per gli obiettivi che si è prefissato il Bologna – un’altra salvezza con pochi patemi, magari al tredicesimo posto anziché al quindicesimo – l’indirizzo che ha preso questo calciomercato è sacrosanto: 6-7 milioni di budget, difesa a oltranza dei tre giocatori più forti, qualche operazione di marginale sfoltimento. L’occhio indulgente non può che accettare questo stato di cose. L’occhio pretenzioso, che vorrebbe garanzie di spettacolo prima di stipulare l’atto di fede noto come abbonamento, non può che rimanere insoddisfatto. Ad oggi, nei due calciatori già ufficializzati, e nei tre che potrebbero arrivare (Poli, Falletti e Avenatti), non si scorgono i germi di una crescita netta. Graduale sì, ma siamo sempre nel campo delle possibilità future, le stesse che ci hanno fatto bollare come deludenti giocatori come Rizzo, Donsah o Petkovic.
Lo scoglio che ha davanti Saputo è la ristrutturazione dello stadio. Se da un lato è comprensibile, ai suoi occhi, ritardare i massicci investimenti quando ci sarà un contenitore decente a metterli in mostra, dall’altro non va trascurato che per arrivare a quella data in condizioni accettabili occorre non dissipare i crediti popolari conquistati sin qui a suon di milioni (cento). Nessuno contesterà mai Saputo, è noto. E per fortuna. Ma il rovescio della contestazione non è l’acclamazione. Il suo opposto è l’acquiescenza, che confina col sopore, che confina con la noia. Non arriviamo al grande appuntamento con la storia in queste condizioni. Ma dateci una mano a non ripetere un’altra stagione da comprimari occasionali.

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