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Donadoni:

Confermate (davvero) Donadoni e il Bologna ripartirà

Guai a dichiarare con largo anticipo gli obiettivi stagionali. Ben che vada, sarà sempre un massacro per gli incauti astrologi. Quando Corvino, ultimo in classifica, con un fil di voce sventolava il diciassettesimo posto come obiettivo minimo e massimo stagionale, non sapeva ancora che oggi quel prudente auspicio gli si sarebbe rivoltato contro. E non certo perché il Bologna sia ancora ultimo. È possibile mettere in discussione un progetto tecnico che sta viaggiando otto posizioni più avanti dell’obiettivo dichiarato? In nessun pianeta. Ma qui a Bologna si sta scivolando proprio in questa dimensione lunare, nella quale una sconfitta per 2-1 (2-1!) a Milano con l’Inter, derivata da tre minuti di disattenzione su due calci piazzati, rischia di offuscare un percorso che ha in sè ancora la potenzialità viva dell’ottavo posto. A meno che non si affermi che 32 milioni di euro di campagna acquisti impongano obiettivi più lusinghieri del 17° posto (e infatti il Bologna è 9°), non si vede un solo motivo per storcere il naso, ad oggi, giorno del Signore 14 marzo 2016.
Chi, semmai, può corrucciare la fronte, è Joey Saputo, un presidente che con cadenza mensile atterra a Bologna, trovandovi sempre più problemi di quanti ne avesse lasciati al precedente decollo. La grana, stavolta, gli arriva da Donadoni, un tecnico che legittimamente chiede di poter programmare ieri, non oggi, il lavoro estivo, a cominciare dal ritiro.Tanta sollecitudine sembrerà eretica a chi ha già messo una settantina di milioni sonanti, ma questo è il rischio che si corre quando ci si mette in casa un allenatore da grande squadra in una realtà che grande ancora non è. Donadoni ragiona come se fosse al Milan o alla Juventus. Qui, fino 10 mesi fa, si aspettava ancora l’esito dei play off per poter stilare un budget di mercato.
Non sono, come si vede, due gol dell’Inter a spaventare. Sono le differenti velocità di gestione, naturali dentro una società così composita, a rallentare la macchina. Il messaggio, a Saputo, sarà apparso comunque adamantino: sistemare Donadoni, nonostante il contratto fino al 2018 già ci abbia pensato, è l’unico modo per evitare le ultime stanchezze primaverili.
 
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