Quando il come conta più del quanto

Quando il come conta più del quanto

Non solo il calcio è una scienza inesatta, ma è soprattutto in questi giorni che si rivela come il regno delle valutazioni paralogiche, emotive, prive di ogni aderenza con l’impero dei numeri. Il Bologna di Donadoni, cinque punti nelle prime cinque partite, con questo allenatore non era mai partito così male. Dieci ne fece nello stesso periodo nel novembre 2015, rilevando Delio Rossi, nove all’inizio dello scorso campionato. Eppure è oggi che guardiamo con occhi diversi questi cinque punti striminziti, che paiono miracolosamente lievitati per effetto del bel gioco o di quello che tale consideriamo paragonando al nulla cosmico dello scorso anno.
Quanto conti l’atteggiamento, allo sguardo della spettabile platea pagante, lo rivela proprio quest’inizio di campionato. Nessuno chiede un ottavo posto o sessanta punti. Nessuno ha parlato di Europa League. A Bologna si desidera solo un gioco degno e una squadra che diverta. Perché altro non è lecito sperare, in un torneo nel quale Inter e Milan – cinque volte le dimensioni del Bologna – considerano un successo anche solo il terzo posto che vale la Champions. Questi cinque punti, accolti come se fossero stati dodici, dovrebbero insegnare che a volte basta un sorriso e una rincorsa in più per migliorare il senso di una stagione e per indirizzare con meno errori la scelta del personale atletico prossimo venturo.

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