Vesti la giubba

Cosa insegna un logo sbagliato

Non ho mai visto nessun tifoso protestare veramente per un inserto in una maglia, un logo in radiografia o una tinta esuberante. I tifosi che protestano per questi dettagli lo fanno per altri motivi. Lo fanno essenzialmente perché hanno già riempito altre misure di tolleranza. E una maglia sbagliata è proprio quella misura che tracima dal bicchiere. La maglia è il confine che ogni tifoso sceglie per decidere se arrabbiarsi veramente o meno. Ma quando questo confine viene superato, sarebbe miope interrogarsi su questioni d’abbigliamento o di design.
Il vero problema nasce prima, e cioè come sia possibile essere arrivati a rendere suscettibile una piazza paziente, indulgente e nel complesso acquiescente come la nostra. La risposta è nell’omologazione che da tre anni imperversa su quest’ambiente sportivo, irrorata di denaro e di progetti a lungo termine, ma sostanzialmente irriconoscibile, perché lontana. Lontana la proprietà, lontano il management, lontani gli interpreti, lontana la dialettica, lontana la narrazione quotidiana, lontana la presenza carne e ossa della squadra. Non basta ricordare quanto vicino fosse il Bologna al fallimento per ottenere una cambiale di fiducia senza scadenza. Il Bologna è stato vicino al fallimento almeno altre tre volte nella sua storia e sempre è risalito. È sceso in serie C, ha portato duemila persone a Fanfulla e poi è risorto. Ha giocato col Palazzolo, ha perso il pallone nei torrenti che scorrevano vicino a orrendi campi della provincia, ma poi è ritornato in Europa.
I tifosi di Bologna non hanno paura della caduta. La caduta la teme solo la dirigenza che per prima ne pagherebbe le conseguenze. I tifosi del Bologna, invece, temono lo scippo dell’identità, che il calcio di oggi – i tempi di oggi – hanno già ampiamente saccheggiato. Trascurare l’identità, dimenticare la storia, scordarsi della città in cui si vive e si lavora, chiudersi nel bunker, tutto questo non porta solo a un logo sbagliato – errore veniale, che si risolverà al prossimo giro di maglie nuove – ma è il presupposto che genererà, alla prima serie di sconfitte, un malcontento ancora più insanabile. Tacopina era il presidente dei loghi recintati perché non venissero calpestati. Ora siamo passati all’estremo opposto: ai loghi in radiografia. Questo, ci auguriamo, non per farci capire quante trasmissioni in bianco e nero ci aspettino ancora.

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