Una giornata di squalifica per Nagy

Crediamo ancora alle statistiche?

L’ipertrofismo statistico – che un tempo credevamo essere prerogativa del basket – da qualche anno attanaglia il calcio e soprattutto chi vorrebbe seguirne le vicissitudini senza ricorrere a numeri, frazioni, percentuali, fraseologie complesse o minuziose legende algebriche. Sia chiaro, l’approccio scientifico al pallone è una conquista che va incoraggiata e di cui meritoriamente si fanno epigoni nuovi soggetti all’interno degli organigrammi tecnici (ci sono, non a caso, gli stats analyst). Ma attenzione: un conto è la statistica declinata a uso e consumo degli addetti ai lavori, un altro quella spacciata facilmente per riempire la vulgata giornalistica, che spesso si rivela per quello che è: una purea numerica senza capo né coda, una massa acritica di arbitrarie sfaccettature che illuminano il particolare ma oscurano l’insieme. Così, soggiogati al diktat numerico, apprendiamo da qualche mese che il Bologna è la squadra che corre di più in Serie A (o corre stabilmente tra le prime tre). Uao. E quindi il fatto che il Bologna sia anche cronicamente tredicesimo deve indurci a pensare che i nostri corrano a vuoto? Chissà. La chimerica controprova non è mai esistita, per fortuna degli analisti.
Bologna-Napoli, nella sua eccezionalità statistica (1-7 in trasferta è un risultato frequente quasi come l’accoppiamento di due tigri bianche del Belucistan), ha svelato anche la debolezza dell’approccio statistico dei nostri tempi. Si apprende infatti, dalle mirabili tabelle propinateci, che il Bologna ha tirato in porta (o nei suoi immediati paraggi) ben 17 volte. E che il Napoli si sia limitato a 14. Questi numeri ingrosseranno altre tabelle, leggendo le quali stileremo dotte classifiche sulle squadre più pericolose (da quando, in sé, un tiro è pericoloso per definizione?). Ma il paradosso statistico è presto svelato: il Napoli avrà pure tirato in porta 14 volte, ma una su due ha fatto gol. E il Bologna avrà pure azzardato 17 tiri, ma la pericolosità di questi ultimi è un concetto che nessuno numero sarà mai in grado di approfondire e rappresentare. Il calcio, almeno per chi lo fruisce come ludus domenicale, dovrebbe tenersi lontano dalla bulimia statistica e dalla fascinazione numerologica. I numeri vanno bene per chi lavora nel calcio, per gli allenatori, i preparatori, i fornitori di materiale di studio. Lasciamo a queste categorie la statistica. E torniamo, se riusciamo, a guardare il pallone per quello che è: un imprevedibile e irrapresentabile sistema complesso in cui un soffio di vento o un angolo sbrecciato separano la vittoria dalla sconfitta. Oppure continuiamo a credere che tirando tre volte in porta più del Napoli crescano le proababilità di vittoria. Come no.

© Riproduzione Riservata