Incognita Bologna: difficile capire dove possa arrivare questa squadra. Oltre a Inzaghi, il valore aggiunto può essere Destro

Destro, ora o mai più

La sconfitta con l’Atalanta non ha ridimensionato il Bologna, né ci ha riportato alle miserande condizioni dell’anno scorso. È stato, né più né meno, un diverso epilogo dello stesso canovaccio imbastito a Genova, ma con esito rovesciato. Questo ancora conforta, perché il Bologna di un anno fa mai sarebbe stato in partita per settanta minuti fuori casa, con l’Atalanta o con altre squadre di rango superiore. Ora, se tutto questo è stato possibile nelle prime nove giornate, lo si deve essenzialmente alla presenza di Palacio. La vera prova di maturità comincerà adesso, senza l’argentino. Inevitabile che a Destro ora si spalanchino di nuovo le porte del campo, ammesso che Petkovic non sia in grado di offrire qualche alternativa.
L’ultima tentazione della critica popolare pretende di rivalersi su Mattia anche per quegli scampoli di partita in cui era stato buttato dentro, più per dovere tattico che per reale convinzione del tecnico. Ma chi lo critica solo ora, per venti minuti senza evidenti possibilità di incidere, ha sbagliato sia il tempo sia il bersaglio. Il tempo, perché Destro andava criticato quando giocava (e sbagliava), anziché oggi, in questo centellinato utilizzo da gregario. Il bersaglio, perché sulla cattiva gestione di Destro, come qui più volte s’è ripetuto, molto va addebitato alla società, la prima responsabile ad avere, nell’ordine: proposto un contratto da un milione di euro netto in più rispetto al secondo calciatore più pagato del Bologna; difeso come dogma l’isolazionismo offensivo di Destro; evitato ogni confronto con altri attaccanti concorrenti per un posto; assecondato per oltre un anno il suo statuto speciale nella gestione atletica; minimizzato i suoi problemi fisici; enfatizzato le sue ancora indimostrate attitudini da fuoriclasse.
Ciò detto, da qui alla sosta di metà novembre Destro si giocherà le sue possibilità di rimanere a Bologna non tanto fino alla fine del contratto, ma fino al mercato di gennaio. Per allora, infatti, si girerà la boa del suo quinquennio a Bologna. E lì, a quel punto, la dirigenza sarà obbligata a stilare un bilancio di metà mandato. Dovesse questo bilancio essere ancora negativo, nulla vieta di pensare che a gennaio le strade si possano dividere. Sarebbe un salasso per Casteldebole (che verosimilmente non troverebbe acquirenti pronti a sborsare quasi due milioni lordi per mezza stagione) e una grande incognita per il giocatore. Lazio, Roma e Crotone ci diranno qualcosa di più. E forse di definitivo, in un senso o nell’altro.

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