Sempre e Comunque
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Donadoni:

Di moviole e frasi non dette

Roberto Donadoni ha parlato da capo saggio: ha mandato un messaggio di disarmante chiarezza a Masina e Oikonomou senza esporli al pubblico ludibrio (non tutti gli allenatori avrebbero agito così). Il suo ruolo impone questo, sebbene nella pancia di ognuno – sedimentate millenarie invidie più o meno consapevoli per non essere noi stessi calciatori milionari – alberghi sempre la sete di sangue, di insulto e di pubbliche reprimende. Donadoni ha fatto bene a minimizzare l’accaduto, anche se immaginiamo che domani, tornando a Casteldebole, sbranerà sia il greco sia il bolognese, com’è giusto, sportivamente parlando, che sia.
Trovo invece sempre molto tenera, ma inutile, l’usanza di proteggere dai microfoni i protagonisti di errori palesi. Cosa c’è di più catartico che un pubblico “scusate, ho sbagliato”? La colpa subito riconosciuta, dunque emendata, avrebbe meno tempo per sviluppare tossine e forse su piazza se ne parlerebbe di meno. Valeva per l’espulsione di Gastaldello, vale ancor più per Oikonomou e Masina. Il protezionismo delle emozioni è tutto da dimostrare che abbia giovato a qualcuno.
Frattanto, contemplato il catino spelacchiato dell’Olimpico (un deserto così, solo a Chievo e dintorni), tornano alla mente le parole di Claudio Fenucci sulle dirette televisive: vale la pena di trasmettere tutte le partite? A giudicare da Lazio-Bologna, si direbbe proprio di no. Ma l’affrancamento dalla schiavitù da telecamera, con beneficio del prodotto in carne e ossa, dovrebbe essere accompagnato da un altro tipo di redenzione, che è quello dal moviolismo esasperato. Il caso Masina-Oikonomou si ripropone e ci permette di chiudere il cerchio: la caduta artatamente indotta di Wallace risulta vicina alla simulazione solo a una visione per fotogrammi.
Ora, è lecito chiedere la testa di Mazzoleni, che vigilava sulla linea del fondo? Sete di sangue, vade retro. Nessuno, né l’arbitro, né altri assistenti, avrebbe potuto accorgersi di quella caduta dolosa a velocità naturale. Ma il calcio, appunto, è quel fenomeno socio-sportivo che si svolge a velocità naturale, e promette di restare tale fortunatamente ancora per parecchi anni. Il rallenty, il fotogramma, il replay sono il portato tecnologico dei video-games. E quindi: o si accetta che Mazzoleni, essere umano senziente e in buonafede, consideri la spaccata a compasso aperto di Oikonomou un fallo (pur non essendolo) o avviamoci a un’era in cui i novanta minuti diventeranno centoventi per la visione parallela dei replay, ovvero di quel prodotto in cui regna non il nostro sentire, ma quello delle macchine.
E mentre riflettiamo su questi due mondi possibili, chiediamoci anche cosa avrebbe fatto un difensore un poco più accorto dei nostri, per evitarci l’intromissione di telecamere e moviolisti. O per, banalmente, darci due punti in più in classifica. 

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