Sempre e Comunque
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Amadou Diawara e Luca Gotti, vice di Roberto Donadoni

Diawara-Bologna, due interessi convergenti

“Trattenere Diawara a tutti i costi”, s’augura la maggioranza. “Venderlo solo a cifre faraoniche”, concede l’altra parte. Questo modo di ragionare purtroppo non contempla la volontà dei giocatori, capricciosi arbitri di un destino che, ahinoi, dipende ancora in larghissima parte da loro stessi. Un calciatore non è un lavoratore d’ingegno, che presta il suo intelletto a tempo. È una macchina di gambe collegate al cervello, e quando questo si stacca, attratto da qualche possibilità diversa, la resa in campo precipita.
Il tempo dei duelli lotitiani e celliniani (relegare giocatori in tribuna) non è più il nostro. Né, per fortuna, è più il tempo degli Augusto Scala, il mediano del Bologna che nell’aprile del 1974 venne ceduto all’Avellino senza essere interpellato. Il suo rifiuto di giocare, com’è noto, fece infuriare Sibilia, patron degli irpini, che minacciò la tribuna perpetua. Intervenne così l’Associazione Italiana Calciatori e il clamore suscitato costrinse Sibilia a rinunciare al giocatore, che rientrò a Bologna, certo non con tappeti di benvenuto. Scala finì di nuovo ai margini e il sindacato s’attivò di nuovo, questa volta con una protesta esemplare: ritardare le partite dei campionati professionistici di dieci minuti. Ma, appunto, non siamo più in quegli anni.
Oggi quando un calciatore vuole andarsene, trova sempre il modo per farlo. Ci riuscì Ramirez, ci riuscì Taider, ci riuscì Diamanti a tempo scaduto, con o senza soddisfazione completa della società. La cessione di Diawara, nel nostro caso, sarà solo il frutto di due esigenze: quella del Bologna di cederlo e quella del giocatore di guadagnare molto di più. Dimenticare una o l’altra istanza, parteggiando per giocatore o società, fa perdere di vista la realtà. E le schermaglie di questi giorni non giovano né al Bologna né a Diawara.
Tentare di vendere un calciatore scontento non ha mai fatto guadagnare di più al venditore. E un calciatore scontento non ha mai fatto raccolte plebiscitarie di simpatia.

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