Donsah e gli alleluia anticipati

Donsah e gli alleluia anticipati

L’epoca di Internet ci ha insegnato a diffidare da qualsiasi dichiarazione rilanciata da siti poco qualificati. Figurarsi se le notizie arrivano dall’estero, con tutti i passaggi intermedi di traduzione e interpretazione. E allora, la nostra premessa è: Godfred Donsah non ha mai detto “alleluia” riferendosi ad eventuali offerte sul suo conto (dove il tono giulebbe si configura come esclamazione di sollievo nel lasciare Bologna). Ma mettiamo per un attimo che quell’alleluia sia vero. Ecco, in questo caso una società seria e forte si muoverebbe subito, ancor prima di aver ascoltato lo iato finale, per sedare questo tentativo anticipato di partenza. Bologna non è più una grande piazza, s’è capito. I risultati ce lo ricordano: 43 partite su 88 perse nell’ultimo nostro poco esaltante pezzo di storia. Dal 1982 abbiamo trascorso un terzo del tempo tra serie B e C. Il settimo posto del 2001-2002 è stato il punto più alto del nuovo secolo.
Tutto vero. Ma che ce lo venga a ricordare Donsah, se è vero che ha pronunciato in Ghana quell’alleluia, proprio no. Non ce lo deve ricordare chi, in tre stagioni a Bologna, non ha ancora dimostrato di poter giocare ad alti livelli cinque partite di fila; non chi, a poco più di vent’anni, guadagna già come molti calciatori più forti al tramonto di carriera; non chi, grazie a Bologna, s’è conquistato un posto stabile tra i titolari in Serie A. Ecco, facciamo che Donsah quelle parole non le abbia mai dette. Conviene a tutti che sia così. Al Bologna, per non dare l’immagine di una società schiava dei capricci dei propri ambiziosi ventenni. Al ragazzo, per potersi permettere la libertà di sbagliare ancora (gli è lecito, ha tutto il tempo del mondo davanti). E a noi, per non essere nella grottesca condizione di chi è costretto ad applaudire un calciatore che avrebbe voglia di trovarsi altrove. Facciamo che alleluia lo diremo noi, quando Donsah segnerà di nuovo come a Benevento.

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