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Dubbi legittimi su Bigon, ma non dovrebbero essere rivolti a lui

Quanto sconterà il nuovo direttore sportivo Bigon il fatto di esser retrocesso col Verona? L’impressione è che ancor prima di esser stato scelto e ufficializzato, a Bologna si sia già alzato un venticello di dubbi sul suo nome. Dubbi legittimi, ma che non dovrebbero esser rivolti a lui. Dubbi che ora si mischiano alla sorpresa suscitata dall’immediata investitura di Corvino a nuovo diesse della Fiorentina. Ma come? I Della Valle non lo avevano scaricato a male parole? Evidentemente no, se ora Corvino torna al posto del suo stesso successore con lo stesso contratto che aveva qui a Bologna ma con poteri maggiori.
La scelta di Walter Sabatini avrebbe messo al riparo tutti dal chiacchiericcio sulla retrocessione di Bigon e sull’addio di Corvino. E invece ora questo ombrellone non c’è più. In un certo senso, la mole di Sabatini avrebbe consentito a tutta Casteldebole di proporlo come numero uno e quindi unico responsabile. Con Bigon l’assunto non vale più. Dal Bologna dei pontefici massimi si passa al club delle decisioni a tre (a.d., mister, d.s.).
Donadoni disse già una volta di preferire un assetto del genere «a patto – ricordava – che ci sia stima e affiatamento». Un Sabatini di grosso calibro, par di capire da queste parole, non sarebbe piaciuto a questo tecnico, che ama il lavoro di squadra a condizione di poter incidere sulle decisioni finali. «Il nuovo d.s. non avrà un compito facile – disse in tempi non sospetti Claudio Fenucci – perché buona parte del budget è già stato speso nella prima campagna di rafforzamento». Una stilettata a Corvino, in quel caso, s’è trasformata in una profezia su Bigon.

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