Elogio della terza età

Elogio della terza età

Ogni volta che evochiamo l’importanza del progetto giovani, dovremmo ricordarci che stiamo mentendo a noi stessi. Nessuna squadra di calcio vive di sola gioventù. Ci sono i club che allevano un buon settore giovanile, che valorizzano alcuni elementi della primavera, che rivendono a peso d’oro certi calciatori ancora in età tardo adolescenziale. Ma nessuno, veramente, potrebbe rischiare la propria permanenza in Serie A affidandosi ai giovani. Il Bologna di quest’anno ne sta diventando la prova. Gli undici punti in classifica – quasi un terzo del fabbisogno salvezza quando non si è ancora arrivati al venti per cento del campionato – sono stati il frutto di tre acquisti da ancien régime degli anni Novanta: Gonzalez, Poli e Palacio. Calciatori finiti, per alcuni. Fondamentali, all’atto pratico. Oggi chi si sognerebbe di toglierli? Finché il Bologna dovrà giocare campionati da dodicesimo posto – da decimo, se proprio vogliamo indulgere con le ambizioni – la ricetta per formare l’organico non potrà essere molto diversa da quello di quest’anno.
Il ‘giovane’ del Bologna oggi si chiama Verdi, che ha 25 anni suonati, ma che promette ugualmente grandi speranze e grandi plusvalenze. Abituiamoci dunque a non considerare prioritaria la crescita dei giovani, se per giovani intendiamo soprattutto i prodotti del vivaio. Non ne abbiamo il tempo. Il Bologna non ha tempo di aspettare la maturazione di un diciottenne: se il diciottenne è buono, come Diawara, si vende e si ripiana un po’ di passivo di bilancio. Piuttosto, l’obiettivo di questo momento storico è la caccia all’ex giovane di talento, alla stella offuscata, al Verdi di turno, bisognoso di rivincite e a prezzo di saldo. Solo così questa squadra potrà evitare quei deficit di maturità che ne hanno ostacolato il percorso nei primi due anni in Serie A dell’era Saputo. L’approccio ideologicamente schierato a favore della gioventù non ci porterà da nessuna parte. Teniamoci i Palacio e godiamone. La gioventù non è per noi, adesso.

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