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Dzemaili:

Gli spauracchi che solo noi vediamo

Una delle narrazioni più tracciate nel calcio locale è il vittimismo postumo. Il meccanismo è semplice: si incappa in quello che si ritiene un torto arbitrale, si identifica il responsabile nell’arbitro xyz, si cerca un precedente con il medesimo, e il feticcio è costruito. Ripetere l’operazione con due tre spauracchi, diluiti nel tempo, contribuisce alla creazione di un’epica del sabotaggio, identifica il nemico fuori di noi, punta sugli altri il riflettore dell’accusa, tenendo ben in ombra chi lo proietta. Questa volta si chiama Maresca, la prossima sarà Irrati. Tanto il meccanismo è semplice: basta fare uno più uno, l’onere della terza prova non esiste. E se arriva, tanto meglio: lo spauracchio sarà diventato un mostro con sette tentacoli anziché cinque soltanto.
Il vittimismo postumo cresce favorevolmente in due ambienti: nelle squadre abituate a vincere molto e in quelle a vincere nulla. Nelle prime, ogni tentativo di sabotaggio individuato col sistema di prove uno+uno viene percepito come un indebito ostacolo alla corsa verso il successo (caso Juventus, Inter, Napoli); nelle seconde, l’abitudine prolungata a non gioire provoca un piacere masochistico nel rotolarsi nell’anamnesi delle cause esterne. Più cause esterne ci sono, meno si può guardare alla propria arida bacheca di soddisfazioni (non diciamo di successi). In entrambi i casi, la reazione a un torto arbitrale, ritenuto o effettivamente tale, non si discosta molto l’una dall’altra. Ecco perché, in questa rubrica, non troverete mai un accenno a un arbitro, foss’anche Mefistofele con fischietto e taccuino.
Se Bologna vuol puntare alto, come promette il progetto Saputo, deve scordarsi Maresca, il precedente col Bari e quella volta che il cugino di Trentalange fischiò per errore un cambio rimessa da cui nacque un rimpallo che generò il gol del Treviso nel recupero serale in campo neutro della quattordicesima giornata di Serie B. In Bologna-Genoa, l’arbitro Maresca, prima dell’episodio incriminato di Gastaldello, aveva ammonito tre giocatori ospiti, espellendone l’allenatore. S’apprestava a dare il quarto giallo, quasi una polizza su un altro rosso, da lì a poco. E invece Gastaldello ha pensato bene di interrompere il magico flusso di cartellini andando a insultare l’arbitro a due metri dalla mondovisione.
Possiamo costruire feticci di Maresca, infilzarne gli orifizi con spilloni aguzzi, studiare cabalistiche possibilità di incappare in un altro arbitro Torquemada, ma finché faremo questo, ahinoi, saremo sempre una squadra da quattordicesimo posto, che esulta se arriva al tredici.

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