Torino-Bologna, sfida piena di ex. In Piemonte solo 2 vittorie rossoblù negli ultimi 10 precedenti

Il gol di Verdi con la Samp, unica emozione

Nella peggiore delle ipotesi, il Bologna confermerà il punteggio dello scorso anno. Nella migliore, la più utopistica ma ancora possibile, arriverebbe a un passo dal record di Pioli. Ogni strada è aperta, ma il senso di questo campionato, complice una trama così largamente anticipata da non eccitare più alcuna sorpresa, è già stato scritto. Comunque vada, fosse anche il migliore dei finali possibili, il Bologna sta chiudendo il secondo di tre-quattro campionati di transizione, necessari a stendere quel tappeto di tranquillità che prelude a tutte le grandi imprese, nella fattispecie: lo stadio. Bisogna abituarvisi e non illudersi di essere alle soglie di una grande rivoluzione. Una cosa giusta l’ha dettata Donadoni pochi giorni fa: «Dovremo scegliere uomini caratterialmente affidabili». Il punto è proprio questo. La combinazione tra campionati di transizione (leggasi: senza ambizioni) e giocatori caratterialmente sbiaditi come quelli attuali rischia di essere letale anche per il pubblico più indefesso.
Vivacchiare senza leader, come sta facendo oggi il Bologna, porterà in poco tempo alla “chievizzazione” delle ambizioni, al torpore della volontà. Invece Bologna è una piazza in cui l’amor proprio dovrebbe essere la regola e la sconfitta l’eccezione. Ben venga la salvezza a quattro giornate dalla fine. Ma meglio ancora sarebbe indignarsi un po’ di più per certe occasioni buttate e alcuni spettacoli agonisticamente indecenti proposti quest’anno, dove la squadra – è bene ricordarlo − è uscita sconfitta sedici volte su trentaquattro. Cosa rimarrà di un’intera stagione? Forse il gran gol di Verdi con la Sampdoria. Ma è talmente poco, che per pudore bisognerebbe tacere.

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