Palacio, si allungano i tempi di recupero. In dubbio anche la sua presenza a Verona

Grazie Palacio. E non solo per il gol

A Rodrigo Palacio – 35 anni, sette mesi e spiccioli – son bastate meno di tre ore sul campo per dimostrare di meritare un posto fisso in questa squadra. Mattia Destro, dopo due anni e 59 presenze, non potrebbe dire altrettanto. O meglio: potrebbe dirlo, ma non otterrebbe lo stesso consenso plenario che oggi produce l’argentino. Se Palacio ha avuto un merito, in questo primo assaggio da giocatore del Bologna, è quello di aver scardinato il più grande pregiudizio della storia recente rossoblù: la titolarità e la solitudine di Mattia Destro. Un privilegio – o un onere, a seconda di come lo si voglia leggere – che nemmeno Marco Di Vaio aveva, ai suoi bei dì. Col suo miracoloso apparire, Palacio ha mostrato candidamente come si gioca a calcio in una squadra che si deve salvare: si fa il terzino quando serve fare il terzino, si corre incontro alla palla quando serve correre incontro alla palla, si ispira il compagno quando è meglio piazzato, si intercettano palloni, si fa gol a tu per tu col portiere. Semplice, no?
È la serenità con cui Palacio fa tutto questo che sgomenta i nostri occhi, abituati da due anni a veder sempre soffrire il beniamino predestinato, che quando non segna soffre, e quando segna sembra la liberazione degli ebrei dall’Egitto: ma diamine, è un gol, sarebbe la normalità, e qui di nuovo chiediamo a Di Vaio, 94% di presenze e 65 gol in quattro campionati. Perché, per due anni, ci hanno fatto credere che Destro dovesse giocare da solo e senza uno straccio di concorrenza interna? Perché si è ritenuto che un Palacio qualsiasi non potesse arrivare prima a Bologna, non dico a scalzare il posto a Destro, ma almeno a dire qualcosa di alternativo? Il mistero resta insoluto. Intanto, si benedica questo trentacinquenne quasi trentaseienne che ha reso una sconfitta meno sconfitta. Giocatori come lui si fanno guardare per il piacere incomparabile che prende l’uomo quando contempla la fatica nelle altrui membra: cosa c’è di più bello che vedere un lavoro ben fatto, col sudore altrui, comodamente seduti? Palacio ci ha restituito tutto questo. Per quanto tempo gli sia dato ancora di dimostrarlo a Bologna, intanto grazie.

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