I grandi nomi dopo lo stadio

Troppo spesso, nel calcio d’oggi, si identifica il portafoglio personale del padrone con le potenzialità economiche della squadra. È un’equazione potenzialmente valida per i club già posizionati da anni nell’orbita Champions. Ma quando questo esercizio plana sui club con fatturato inferiore ai cento milioni, l’impalcatura crolla in un attimo.
Se il calciomercato del Bologna assomiglia ancora più all’ancient regime che a quello del Milan, è solo perché il fatturato di Casteldebole è ancora assimilabile a quello dell’era Guaraldi: un modello di società dipendente dagli introiti televisivi, con una stampella collaterale da sponsorizzazioni e biglietteria. E non basta certo incrementare queste ultime, come è stato fatto nei primi 18 mesi con Saputo, per cambiare i connotati e le ambizioni del club. Così, non deve sorprendere se il Torino appare ancora più brillante e disinivolto nelle operazioni di mercato (Iago Falque e Laijic). Sono questi gli ultimi anni in cui ci sembrerà di essere in un abitacolo sull’autostrada, vedendo passarci di fianco un treno frecciarossa. Il Bologna del prossimo campionato, e del prossimo ancora, e infine ancora di quello successivo, lotterà sempre per salvarsi, alimentandosi col serbatoio di calciatori accumulato e, si spera, valorizzato dopo la grande rifondazione estiva dell’anno scorso.
Questo è, in sintesi estrema, il programma dei prossimi due-tre anni, che ci separano dall’avvio dei lavori al Dall’Ara. Da quel momento, con altri due-tre anni di interludio, si potrà parlare di un altro momento storico e di altri investimenti. Quando nell’estate 2014 a stento si sapeva dell’esistenza di Saputo all’interno della cordata americana, questi dichiarò su Repubblica che il suo investimento triennale sarebbe stato di 100 milioni, con 3-4 milioni da investire subito per rafforzare la squadra in proiezione Serie A. Come s’è visto, ha fatto l’uno e l’altro, e molto più rapidamente del triennio preventivato.
Viviamo quindi in un momento storico in cui all’appagamento estetico del buon calciatore dobbiamo preferire una visione di lunga durata, come suggerisce l’investimento da 11 milioni sul centro tecnico di Casteldebole, che non porterà facce nuove per i prossimi due anni, ma consentirà, a pieno regime, di issare il Bologna su un gradino più alto di appetibilità per calciatori futuri.
È un movimento lento, ma costante. Basta saperne aspettare i frutti.

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