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I pericoli di un Bologna Destro-dipendente

Quando a Pantaleo Corvino, nel pieno della crisi d’inizio campionato (2 vittorie stentate e 8 sconfitte) si domandò conto del motivo per cui non figurasse nessun attaccante credibile dietro Mattia Destro, la risposta lasciò stupiti gli astanti: «Per non crearci concorrenza e non mettergli pressione con un nome importante». Purtroppo per noi, le parole di Mattia Destro sono sempre talmente millesimate durante la stagione, che è quasi impossibile ottenere lo sviluppo o il corollario di questo ragionamento.
Il tema, però, sembra sempre d’attualità. Persino con un Mattia Destro infortunato da quattro mesi (e altri due, a quanto pare, ne occorreranno per vederlo ristabilito), il Bologna non sembra intenzionato a fornire un attaccante di ruolo, un potenziale titolare, una prima punta alternativa o facente funzione. E a questo punto non si riesce più a capire se questa politica sia figlia di una strategia tecnica, di un espresso desiderio del calciatore, o semplicemente del timore che una figura equipollente a Destro diventi poi preponderante su di lui.
Il rischio che si trascina questo equivoco è noto: il Bologna è ancora costretto a dipendere dalle sorti di un singolo. Succedeva con Di Vaio, ma quel singolo, appunto, era Di Vaio, che quando arrivò a Bologna aveva già segnato 77 gol in Serie A, di cui più di 50 prima dei ventisei anni cui andrà incontro alla fine di questo campionato Mattia Destro. In una squadra che ha chiuso il torneo come ultimo attacco di categoria (33 gol), accumulando 18 gare senza reti, il rischio di aggrapparsi alle incerte sorti di un solo uomo è altissimo.
Baggio era divino, ma il suo vice, in termini di marcature, si chiamava Kennet Andersson. E i due erano riusciti, da soli, a segnare insieme 34 gol,
ovvero uno in più di tutto quello che l’intero Bologna è stato capace di produrre quest’anno, e pure con quattro partite in più rispetto ai nobili avi che all’epoca giocavano a 18 squadre. Il calcio, ovviamente, non prescrive soglie minime di gol per accedere alla salvezza, altrimenti anche l’ultimo Bologna sarebbe stato spacciato. E infatti spesso basta una buona difesa a compensare i balbettii offensivi: ma è sufficiente consultare la storia recente per farsi venire legittime preoccupazioni.
Trentatré gol furono quelli messi a segno nel 2004/05, stagione da 42 punti, che a differenza di quest’anno allora non bastarano a evitare gli spareggi col Parma; 29 reti, invece, arrivarono nel 2013/14, con inevitabile caduta in Serie B. Sfiorare ancora questi numeri, insomma, può essere molto pericoloso. A meno che Destro non dimostri di poterli sovvertire anche in assenza di alternative.

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