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Saputo: “Massimo rispetto per la nostra storia”

Il rischio non è retrocedere, ma annoiarsi

Il malore di Mirante, le visite mediche di Cerci e l’eco dei cinque gol granata hanno contribuito a rendere il 31 agosto giornata di tregenda. Come sempre, occorre separare emozione e realtà. Se il Bologna fosse una squadra costruita per il decimo posto, la squadra attuale non avrebbe mai le forze per raggiungerlo: irrisolto il problema dell’alternativa a Destro, incompleto il set di attaccanti esterni (appunto: perché si stava per comprare Cerci? Perché ce n’era bisogno), penalizzato (almeno sulla carta) il ruolo del regista con la partenza di Diawara, minato l’unico potenziale reti della difesa con la cessione di Rossettini.
Ma il Bologna il decimo posto non ha mai detto di volerlo raggiungere. Solo una volta, in un rigurgito d’ambizione, questo desiderio inconfessabile è sfuggito a Donadoni (era però la fine dello scorso campionato); poi solo una corale ammissione di prammatica:
«A questa stagione chiediamo di migliorare d’un punto o d’una posizione l’ultimo risultato». Eccolo il programma di quest’anno, crudo e nudo: è così irrealizzabile? Possiamo solo fare pronostici, ma l’occhio direbbe di no. Poi un onesto elargitore di abbonamento può giustamente reclamare il diritto di sentire ugole migliori, di vedere allestimenti più significativi e regie più rivoluzionarie.
Si può sempre chiedere di meglio. Ma il programma della società non cambierà, almeno a breve termine: un punto o una posizione in più, che è sempre un passo avanti rispetto al diciassettesimo posto prefissato nel settembre 2015. Conosciamo Saputo da ormai due anni, e abbastanza bene per capire che, pur avendone la possibilità, non farà mai operazioni da tre zeri sul mercato. Quest’anno, per esempio, per diciassette milioni di entrate, ne sono usciti circa undici.
Una volta, quando gli obiettivi non differivano molto da quelli di quest’anno, erano gli interpreti a dare un senso alla stagione: Baggio, Mazzone, Signori, Maifredi, Detari, Pecci, Ramirez. Attori per i quali o si pagava volentieri il biglietto, o si discuteva volentieri al caffè: Il vero problema è che oggi, oltre alle ambizioni, mancano pure quelli (e per fortuna abbiamo avuto una fuga di Diawara per le mani). Il rischio non è il quattordicesimo posto più uno. Il rischio vero è la noia.

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