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La necessità di uno stadio ridotto

Bologna decimo” è l’obiettivo dichiarato di Donadoni (vedremo se anche Bigon, in presentazione domani mattina, condivederà il dettato). Decimo non è un’asticella casuale: perché il Bologna lo è stato, in questo 2015/16, anche per il pubblico allo stadio, con 371.792 presenze, e 19.568 di media a partita. Il paradosso è ancora evidente: il Bologna è l’ottava squadra più vista in tv della Serie A (subito dietro le sette sorelle: milanesi, romane, Juve, Napoli e Fiorentina, che rappresentano da sole il 60% degli ascolti totali), ma è ancora indietro nell’appetibilità live delle partite, sofferenza cronica ormai di quasi tutto il calcio italiano, che nella classifica degli stadi più pieni d’Europa, infatti, porta come miglior risultato l’Inter al 17° posto.
Il Dall’Ara, quest’anno provvidenzialmente mutilato con i teloni colorati nei settori più disadorni, ha avuto una occupazione media degli spalti del 54%. Stadio mezzo vuoto, si dimezza. Altra via non c’è. E come sempre succede, teatro piccolo porta al rialzo il prezzo. Non si può dare la colpa di questo solo alla società, che ovviamente insegue i suggerimenti del mercato e ha tutto l’interesse a proporre platee piene con incassi costanti. La colpa è, in concorso, di chi lo stadio lo ha disertato fino a renderne inutili interi settori, a chi ha atteso le offerte di fine stagione per entrare al Dall’Ara con un euro o due e quattro parenti gratis. Evviva quindi lo stadio ridotto, che non significa demansionato. Un Dall’Ara pieno è la miglior polizza per garantirsi la permanenza di Saputo nei secoli dei secoli.

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